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Prima pagina 7-19Famiglia: non solo trincee ma ripartenze vincenti

Metafora calcistica: la miglior difesa è l'attacco. Non che si possa trascurare la fase difensiva: non si ricorda squadra che abbia mietuto allori lasciando allegramente sguarnite le retrovie. Ma difendersi non basta. Bisogna risalire alla preistoria del calcio moderno (per esempio il "catenaccio" del "parò n" Nereo Rocco) per scovare una squadra arroccata in difesa e vincente. Oggi, se ti difendi soltanto, prima o poi becchi su. Anche se il terzino si incolla alle calcagna dell'attaccante, gli ringhia sulle caviglie per non farlo girare, se preso sulla corsa cerca almeno di portarlo sull'esterno, tutto ciò serve a poco. Prima o poi il funambolo se lo beve, e la butta dentro. Non basta difendersi: ci vogliono le cosiddette "ripartenze". Stretti dietro, ma poi ripartenze agili, veloci, ficcanti, come frecce scoccate che attaccano gli spazi non presidiati dello sbilanciato avversario. Faccio mia la metafora a margine di quanto sta succedendo in Emilia Romagna in riferimento al progetto di legge regionale contro l'omotransnegatività e le presunte discriminazioni da orientamento sessuale, una legge che a ben guardare riguarda il futuro della famiglia. Tutti insieme appassionatamente. Legami plurimi, creativi, all'insegna - a quanto si dice - della serietà, dell'armonia, del rispetto vicendevole. Al confronto, la cara vecchia famiglia tradizionale sembra ormai definitivamente riposta in soffitta, resa obsoleta dall'evoluzione del costume, ingiallita come quelle vecchie fotografie con il papà in doppio petto e baffoni enormi, la mamma in camicetta abbottonata f no al collo e una sfilza di marmocchi allineati dal più grande al più piccolo. Nel pantheon del "politeismo dei valori" - che è la società moderna secolarizzata - la famiglia tradizionale occupa ormai poco più che una nicchia, al fianco delle svariate e multiformi declinazioni dei nuovi assetti affettivi e relazionali. La tentazione sarebbe di schierarsi subito sulla difensiva. Apologetica e controversistica cattolica ne avrebbero da vendere, di argomenti a confutazione di omo e bi-sessualità, "nuove famiglie" e "famiglie aperte". Ma la metafora di cui sopra suggerisce qualcos'altro. Forse il lavoro più urgente non è quello di inseguire affannosamente, stoppare e rintuzzare le acrobatiche piroette (a volte veri e propri salti mortali) dell'attuale relativismo etico. Impegniamoci invece di più sulle "ripartenze". Ossia cerchiamo di mostrare - bella, tonda, pulita e pettinata - cos'è la famiglia. Quella semplicemente "normale", e perenne. Quella vera e scolpita nella realtà, non il capriccio di una libertà fuori controllo. Un grande regista laico del nostro tempo, Pupi Avati, che molto l'ha rappresentata nei suoi film, potrebbe aiutare un pochino tutti a riflettere "in leggerezza" su cosa sia la famiglia, film in cui la deformazione delle altre figure di famiglia appariranno così in controluce. Vieni a vedere cos'è una famiglia, dovremmo poter dire all'uomo smarrito del nostro tempo. Ripartenze vincenti, quindi, non solo trincee: è da questa specie di choc positivo che può nuovamente emergere la nostalgia del vero. Credibile è solo la bellezza, ovvero lo splendore del bene e come afferma Papa Francesco: "... se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre".
Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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