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Prima pagina 8-2019Cuore

"Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce affatto: lo si osserva da mille cose": così affermava Pascal nei suoi Pensieri, mettendo in evidenza che vale la pena, talvolta, affidarsi alla via privilegiata del sentimento e dell'istinto per conoscere la realtà che ci circonda, persone e cose e, perfino, Dio. "Noi - sottolineava - conosciamo la verità non soltanto con la ragione, ma anche con il cuore", capace di quello "spirito di finezza" che mette a contatto con la profondità della stessa esperienza umana. Anche le vicende degli ultimi giorni, che come chiesa ci riguardano da vicino, sembrano indicarci la strada, nonostante le insoddisfatte ricerche di bene e di giustizia denunciate, la via del cuore, come quella dove si è sedimentato ciò che è più prezioso per l'uomo e che permette, perciò, quel discernimento che porta ciascuno sulla strada della verità e della felicità. L'evangelista Luca, proprio nel brano che ascolteremo in questa domenica, ci ricorda che "l'uomo buono trae fuori il bene dal tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore" [Lc 6,45]. In un momento in cui è facile generalizzare, è suggestiva l'immagine del "buon tesoro del cuore" e molto adeguata a interpretare l'atmosfera cupa del nostro tempo, dove l'emozione, il sentimento, la sensibilità dilatata oltre misura, unite al bisogno di tenerezza, di comprensione emotiva, di accoglienza cordiale, sono gli elementi più usati per costruire rapporti, intese, convivenze, progetti di vita. Si potrebbe dire, paradossalmente, che nel tempo della scienza e della tecnica, la donna e l'uomo di oggi scoprono la via del cuore e rileggono la propria storia, il proprio vissuto, magari drammatico, e ne investigano il tesoro nascosto per non soccombere di fronte alla complessità e alla violenza, anche e soprattutto della storia quotidiana. Ma è qui che può nascere una domanda inquietante: e se il cuore fosse vuoto, esso stesso vittima di quell'aridità che si sperimenta in tanti contatti umani; se in esso non ci fosse più alcun tesoro, perché è stato dilapidato nell'orgia dei sentimenti distribuiti a buon prezzo sul mercato del mondo; se non si è avuto l'accortezza di fermarsi a ricaricarlo, questo cuore, ricettacolo della parte più interiore e più misteriosa della nostra stessa persona? Il cuore, infatti, è anche per la Bibbia la personalità profonda dell'uomo, la fonte ultima di tutti i pensieri, i gesti, le parole dell'uomo, la radice del suo essere e del suo agire. Nel nostro tempo, in questo buio momento, di fronte alle tante domande che riguardano il futuro della nostra chiesa si ha sempre più bisogno di sentirsi ripetere la parola pronunciata dal profeta Osea alla sua donna: "La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore" [Osea 2,16]. "Parlare al cuore" vuol dire parlare "al grembo", "sul petto" della persona amata: è il modo tipico della comunicazione che si accompagna all'intimità fisica, dunque una comunicazione connotata dal massimo di fiducia, di confidenza, di abbandono, di comunione. É quella dell'uomo con la sua donna, della madre con il suo bambino, anche di Dio con i suoi figli. "Sul cuore": quando le parole, che diventano pietre e macigni, più che nella bocca e nelle orecchie, risuonano in tutti i sensi e, coinvolgendo la totalità dell'essere, vanno diritte a deporsi nel profondo dell'anima. Ed è per questo che sempre il filosofo Pascal può dirci ancora: "il cuore e non la ragione sente Dio. Ecco che cos'è la fede: scoprire e amare un Dio sensibile al cuore e non alla ragione", perché al di là e sopra ogni scandalo, vergogna ed errore Egli resta sempre e per nostra fortuna, un "Dio nascosto".
Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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