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Prima pagina n. 17-2019Cose del cielo

Occorre riaffermare la necessità, oggi, nonostante tutto, di parlare di "cose del cielo". Anche se gli uomini sembrano essere distratti, interessati esclusivamente delle "cose della terra", catturati dalle realtà di quaggiù. Si tratta di suscitare altri interessi, far scaturire la voglia di "qualcos'altro", dare il sospetto che senza le "cose del cielo", non è possibile vivere sulla terra. La nostalgia del divino, si voglia o no, rende più umani, o meno disumani... Non è questione di essere dei visionari che, grazie ai loro voli immaginari nelle regioni celesti, pretendono rivelare chissà quali segreti. Ma piuttosto creature di fede, di preghiera che riescono a illuminare, con la luce dall'alto, le realtà terrene, dare un significato al cammino di quaggiù. Non dobbiamo preoccuparci, come spesso accade, di allettare gli interlocutori, blandirli, convincerli con argomenti razionali. Il compito che ci spetta è piuttosto quello di offrire la nostra esperienza, dovuta alla "frequentazione" delle realtà celesti. Occorre vivere contemporaneamente in due sfere, che non stanno una sopra l'altra, ma una accanto all'altra, anzi una dentro l'altra, si incrociano. In questo tempo pasquale ci viene consegnato un duplice movimento: quello di discesa e quello di ascesa. Qui si pone il problema dell'unità della nostra esistenza: vivere sul piano di Dio, senza cessare di essere inseriti in una dimensione umana. Con Dio e con gli uomini. Fedeli al cielo senza tradire la terra. Non stazionare, esitante, all'esterno e come esterno. Prova ad entrare "dentro" questa prospettiva, e allora non ti stupirai di notare e di vivere anche tu questo movimento di discesa e di ascesa.

Diocesi di Carpi

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