Slide background

Prima pagina 30-2018Un mestiere difficile
Tra qualche settimana partirà anche a Carpi l'esperienza delle catechesi sui Dieci Comandamenti, o meglio sulle Dieci Parole. E un sacco di domande fioccano: di che si tratta, perché queste catechesi, e poi perché tutte le settimane? Abbiamo bisogno di rileggere, ogni tanto, quel testo dell'Esodo, magari accoppiandolo con quello parallelo del capitolo quinto del Deuteronomio. Infatti, ad osservare la disinvoltura - o ancora peggio - l'indifferenza di certi comportamenti, ad ascoltare certi discorsi, si ricava il sospetto che le "dieci parole" siano frutto di un equivoco, ci sia stato un errore di trasmissione o di trascrizione. In realtà, non sono state pronunciate. Dio non ha imposto quelle cose, né ha vietato quelle altre. Lui non è un moralista. E poi sa com'è fatto l'uomo. Posto di fronte alle Dieci Parole, l'uomo ha pensato bene di inventare la coperta corta. E mi spiego. C'è chi preferisce prestare attenzione a quelli della prima tavola (i cosiddetti doveri verso Dio), lasciando scoperti quelli della seconda (responsabilità verso il prossimo). C'è qualcuno che si giustifica: "Non c'è solo il sesto comandamento". Ed è vero, c'è anche il decimo e ci sono tutti gli altri. Ma c'è pure il sesto. Ci sono quelli che mettono le mani avide sulla roba altrui, ma lo fanno per fini buoni, e cercano di nascondere il rossore sul volto con la coperta corta della Messa domenicale. Ci sono figli che trattano i genitori in una maniera che, pur con tutti gli sforzi, non rientra nella prospettiva divina dell'onorare. Ma si giustificano facendo presente che nella società di oggi, date le esigenze legate... dato il gap generazionale... La maggior parte tira precipitosamente la coperta sul quinto comandamento, protestando: "Io non ho mai ucciso nessuno". Senza accorgersi che esistono larghi spazi della prassi cristiana vergognosamente scoperti. Normalmente la coperta corta reca una sigla: "fanno tutti così". Dopo aver constatato l'uso spregiudicato che si fa di quella coperta, è tranquillizzante andare a consultare la Bibbia, e verificare che, sì, Dio ha realmente "pronunciato tutte queste parole". Non una in meno... anzi le ha incise su tavole di pietra, ossia su una materia indeformabile, non restringibile, anzi estensibile a tutti gli ambiti dell'umano. Il credente, sollecitato a dare informazioni sulla propria attività, dovrebbe sempre precisare: faccio un mestiere difficile. Non posso neppure dire di averlo imparato. Sto tentando. Ce la metto tutta. Ma mi ritrovo ancora allo stadio di apprendista. Sono nient'altro che un principiante. San Giovanni, nella sua Prima lettera, specifica due settori in cui il battezzato è chiamato a esercitarsi: l'amore e l'osservanza dei comandamenti. In realtà, gli amori sono due. E i diversi comandamenti sono uno. Amore di Dio e amore dei fratelli sono le due facce di un'identica medaglia. L'amore di Dio rende possibile, eleva e purifica l'amore fraterno. L'amore di Dio non annulla l'amore fraterno, e non lo priva della sua urgenza e della sua concretezza. Verificare l'amore fraterno sull'amore di Dio non significa strumentalizzare l'uomo in vista di Dio. Significa, al contrario, amarlo con la libertà di Dio, con il suo amore forte e critico, in tutta concretezza: significa essere capaci, se l'amore lo richiede, di rimanere soli, rifiutati e crocifissi, come Gesù; significa essere convinti che il primo modo di amare il prossimo è di condurlo a Dio. Come a dire che l'amore verso il prossimo non viene per nulla attenuato dall'amore totale per Dio. Al contrario, ne risulta rafforzato, potenziato, migliorato, perfino moltiplicato. Le Dieci Parole, in realtà, sono e rimangono una carta della libertà per un popolo liberato, per cristiani "apprendisti" ma certamente disponibili ad ascoltare. Non una corvée che ci viene imposta, ma una "buona novella", un Vangelo da accogliere e da fare nostro.
Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

all rights reserved

powered by duemmeweb