Slide background

Prima pagina 33-2018Noi e gli altri Sarà, ma sembra imperversare una mentalità settaria. Chi è dei "nostri" e chi non lo è! Chi è dentro e chi è fuori. Chi è affidabile e chi no. Sembra che la vocazione originaria di certa gente sia quella di compilare regolamenti e distribuire tessere di riconoscimento. Tutto, anche il dono di Dio, anche il soffio, la ruah, lo Spirito, deve essere ricevuto, distribuito e amministrato secondo norme ben precise, rispettando scrupolosamente determinate condizioni, nei tempi e nei luoghi puntigliosamente stabiliti. I campi vengono delimitati, gli ambiti di competenza fissati con notarile precisione. Sembra che gli steccati di separazione vengano innalzati addirittura anche all'interno delle nostre comunità, anche a Carpi. Se c'è un tale che frequenta, aiuta, sostiene cristianamente un progetto, che si fa? Lo si mette alla gogna mediatica spacciandolo come "parte" dell'agone politico, tirando in ballo, attraverso "fakenews" blaterate qua e là, la supposta interessata ingerenza della gerarchia e del governo della Chiesa. Non ha importanza che venga impedito il fare del bene o siano mortificate le attese di tante persone. Ciò che conta più di ogni altra considerazione è che gli addetti ai "regolamenti" mantengano il controllo della situazione, impongano il pensiero comune. Ci sono individui più abili a far scattare divieti che a formulare proposte, a squalificare che ad apprezzare, ad escludere che ad accogliere, a impedire che a favorire, a borbottare e alimentare chiacchiericcio da osteria che a meravigliarsi. L'espressione separati in casa si attaglia anche a certe situazioni esistenti dentro la nostra comunità civile. Il cartellino di riconoscimento risulta indispensabile per circolare all'interno del popolo di Dio. Il Battesimo, l'amore per la Chiesa, la fedeltà, la passione per il regno, l'ubbidienza nella libertà pare non siano più ritenute sufficienti. Ci vogliono altri documenti, tessere supplementari di appartenenza, per essere legittimati. Per fortuna c'è sempre un Mosè che non sta al gioco e rimette le cose a posto: "Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore, e volesse il Signore dare loro il suo Spirito". Ovvero: per favore, dilatiamo gli spazi, vediamo largo, non siamo ridicoli e piccini, occupiamoci di cose serie. Cosa conta la mia persona? Io sono uno dei tanti... Per fortuna c'è sempre Gesù che si rifiuta di controfirmare certe "preventive" scomuniche e chiede di mettere in evidenza il buono, il vero e il bello che c'è anche in un "irregolare"... Uno dei punti salienti della pedagogia del Maestro consiste nel guarire i discepoli dalla grettezza, dalle visioni ristrette, nell'insegnare loro a vedere largo, nell'invitarli a non rinchiudersi negli orizzonti stretti dei rapporti inter-comunitari e ad accorgersi di una realtà promettente che sta fuori dal loro recinto. La questione sta proprio qui: in un approccio raccomandato anche da Papa Francesco, che analizzi, colga uno sguardo oltre i problemi interni, abbracci una realtà molto più vasta e complessa, e che può rappresentare un terreno adatto per la costruzione del Regno, anzi è già un pezzetto del Regno. E, soprattutto: è la persona di Gesù, non quella dei discepoli, con le loro simpatie e antipatie, i sentimenti e i risentimenti, le predilezioni e le allergie, i gusti e le ripugnanze, che stabilisce la linea di demarcazione tra chi è dentro e chi è fuori. Gli autentici amici di Dio godono della libertà dello Spirito. Non se ne sentono smentiti, perché amano Dio e non se stessi, è questo il punto. Il discepolo, secondo la lezione di Gesù, non deve essere uno che "fiuta", scova nemici dappertutto, come un segugio assatanato. Nessuno lo autorizza a chiedere i documenti agli altri. Dovrebbe essere, invece, uno in grado di scoprire connivenze segrete, intuire preziose complicità insospettate, capace di comprendere che qualcuno parla di Gesù anche se non ce l'ha sulla bocca, ma si accontenta di averlo nelle azioni. Allora non più quella sciocca espressione: noi e gli altri, ma noi insieme come comunità. Una comunità specializzata a individuare con un senso di gioioso stupore, chi "è per noi" tra i molti che "non sono dei nostri".
Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

all rights reserved

powered by duemmeweb