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Terra Santa 33-18Il racconto dell'esperienza vissuta, nelle parole dei partecipanti

Così si è svolto, dal 10 al 18 settembre scorsi, il pellegrinaggio in Terra Santa guidato dal Vescovo monsignor Francesco Cavina.
Trentacinque i partecipanti a questa esperienza - tra cui una guida per la parte storicoreligiosa ed una di coordinamento - in cui "i luoghi visitati - afferma Dante Bernabei, pellegrino per la prima volta in Palestina e curatore dell'organizzazione - sono stati l'occasione per un vero e proprio calarsi nella vita di Cristo, dall'annunciazione, alla passione, morte e risurrezione". In questo cammino, sottolinea, "siamo stati facilitati dalla presenza di una 'guida' speciale, il nostro Vescovo, che ci ha accompagnati dal punto di vista spirituale con letture, catechesi e riflessioni, dando un valore aggiunto ad ogni singolo luogo".

Dunque, dalla Galilea alla Giudea, tante le tappe toccate dal pellegrinaggio, fra queste, Nazareth, il Monte Tabor, il Lago di Tiberiade, Gerico, Betlemme, il cammino nel Deserto dal Monastero di San Giorgio in Kotziba ed infine Gerusalemme con i suoi molteplici luoghi santi. "Non c'è una tappa che mi abbia colpito più delle altre - osserva Bernabei -, tutte infatti sono state emozionanti perché presentate in modo coinvolgente, tale da poter vivere per poi testimoniare questi momenti così importanti per la nostra vita".

Particolamente significativi, inoltre, gli incontri con il custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, e con padre Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini. "Dalle loro parole - spiega Bernabei - abbiamo imparato com'è organizzata la Custodia di Terra Santa, affidata ai frati francescani, e compreso quali siano le non facili condizioni di vita della piccola comunità cattolica locale a contatto con altre confessioni cristiane e religioni. Certamente, alcune cose si sanno già, informandosi da casa, ma sentire le testimonianze dirette e poterle vivere è tutta un'altra cosa. Come dice il nostro Vescovo, è importante vedere, toccare, e ascoltare per capire e poter trovare le proprie radici, tanto più in una realtà complessa qual è quella della Terra Santa". Sentendosi quindi profondamente arricchito dall'esperienza vissuta, Dante Bernabei non può che consigliarla a chi ancora non è stato nei luoghi di Gesù, "nel desiderio - conclude - di poterla ripetere io stesso in futuro se ne avrò la possibilità".

"Ero già andata in Terra Santa ma, ad essere sincera, non ne ero rimasta così coinvolta". E' stato dunque questo intenso e raccolto pellegrinaggio a far sperimentare a Cristina Arletti Andreoli la presenza del Signore. In particolare, "a Nazareth, attraverso il sì pronunciato da Maria, a Betlemme, con la Messa nella grotta in cui abbiamo meditato sull'off erta che Gesù fa della sua vita fin dalla nascita, poi i luoghi della Passione... Ho apprezzato moltissimo anche il percorso a piedi nel deserto, due ore in silenzio, a distanza gli uni dagli altri. E' stato come ripercorrere il cammino del Signore, nella sua solitudine, meditando sulle prove e sulle tentazioni che ha affrontato". Ogni momento del pellegrinaggio è stato accompagnato "dalla capacità del nostro Vescovo, con le sue omelie e le sue parole, di farci provare i sentimenti e le emozioni di Gesù, di farci diventare uno con Lui, con l'ambiente e fra di noi. E' stato molto bello il clima di unione e di fraternità che si è formato anche se non ci conoscevamo prima. Il Vescovo ha molto contribuito stando vicino a tutti come padre e pastore, con grande premura anche quando la fatica si faceva sentire". Dunque, che cosa ha portato a casa Cristina da questo pellegrinaggio? "Ho rafforzato in me la consapevolezza di appartenere al Signore, la mia identità di cristiana, fi glia di Dio e della Chiesa - afferma -. Inoltre, dalla riflessione su ciò che Gesù ha vissuto e sulla sofferenza che ha accettato per noi, sento in me la carica a fare sempre più nella mia vita, concretamente, qualcosa per Lui".

Nutriti attraverso la Parola e la preghiera
Per me e mia moglie questo è stato il primo vero e proprio pellegrinaggio. Ci avevano preparato dicendo che il pellegrinaggio rappresenta il cammino della vita con i suoi lati di bellezza (luoghi, esperienze, incontri...) e di difficoltà (fatica, imprevisti, convivenza...) e che specialmente quello antico di Terra Santa era una via di purificazione e conversione; forse però non ci credevamo del tutto. In realtà, strada facendo ci siamo ritrovati, quasi a sorpresa, a vivere pienamente in questo spirito e sentirci nutriti ed edificati attraverso le numerose tappe organizzate con sapienza dal nostro Vescovo. Per entrambi è stata un'esperienza che ha superato le aspettative.
Vedere, toccare e stare (cioè permanere) nei luoghi dove Gesù ha vissuto e attuato i suoi insegnamenti ha dato concretezza "fi sica" alle Scritture rendendole più chiare e vive in noi... ma questo sarebbe ancora solo storia. Il vero e grande valore è stata la lettura della Parola, accompagnata dalle meravigliose meditazioni del nostro Vescovo, esattamente nei luoghi dove sono avvenuti i fatti, che ci ha permesso di rinnovare oggi, negli anni 2000, la nostra relazione con Cristo. Una luminosa convergenza di geo-storia e Rivelazione i cui frutti si sono manifestati strada facendo nella fraterna coesione del gruppo, nei visi e negli sguardi che via via si facevano più luminosi e nel clima di pace e di fede che tutti abbiamo vissuto. Tutto nella preghiera quotidiana comune, altro elemento fondante del pellegrinaggio. Ricordiamo con particolare affezione le messe semplici ed intense nei luoghi sacri (grotta della Natività, sul barcone al lago di Galilea, Monte Tabor, Getsemani e Cappella del Golgota) e l'esperienza diretta e personale del passaggio a piedi del deserto. Vorremmo spendere una parola sulla Chiesa: in questi luoghi è stata fondata e, in modo forte ed evidente, ha attraversato la storia fi no ad oggi lasciando testimonianze reali nelle pietre: ci è rimasta impressa profondamente la Basilica del Santo Sepolcro dove abbiamo vissuto e toccato la "Sua potenza e gloria nei secoli". Insomma, la Terra Santa non è solo una definizione storica, per noi è ancora veramente Santa e Santificatrice; questo lo testimoniamo con senso di ringraziamento e di lode al Signore e al nostro amato Vescovo.

Riccardo e Monica Isani

Cosa mi ha lasciato il pellegrinaggio
Una bellissima esperienza che non avevo mai sperimentato, è stato bellissimo non solo per il luogo e i nuovi amici ma anche per la spiritualità dei posti che ha vissuto Gesù e dove ha trascorso la sua breve vita. Infatti, è stato molto interessante vedere con i propri occhi dove è nato, è morto, ed è risuscitato. Anche se sono il più piccolo, questo non vuol dire che non mi sia divertito e anzi spero di rifare un'esperienza di questo genere.

Alessandro Carnevali

Le nostre miserie e il prezzo della Croce
"O luogo di Terra Santa, quale spazio occupi in me!", così scrive l'allora arcivescovo Karol Wojtyla in occasione del suo primo viaggio in Israele e Palestina. Di ritorno dal medesimo pellegrinaggio posso dire di provare il suo stesso sentimento. Visitare il paese dove il Signore nasce e vive, lavora e predica, muore e risorge è utile per la mia fede perché si rivela un fatto viscerale prima che un interesse storico e culturale: l'idea che c'era in me in partenza, diventa, alla fi ne, un po' più carne, un po' più uomo e un po' meno un mio costrutto mentale. Perché Cristo è un uomo, Cristo è una persona e come tale entra in rapporto con noi. Ecco l'obiettivo del viaggio: conoscerlo e renderlo famigliare per ognuno di noi. Prima tappa Nazareth, casa di Maria, casa di una domanda, quella dell'angelo, e di un "eccomi" che cambia la storia. Ascoltare l'immediatezza di questa risposta commuove me e miei compagni. "Ella rimase turbata" ci colpisce che questa ragazzina, pur spaventata, come tutti noi in mezzo a eventi che non comprendiamo appieno, risponda con slancio. Il nostro viaggio comincia da qui e da questo primo insegnamento. Il percorso a piedi attraverso il deserto di Giuda è un altro momento chiave. Sono ore di profondo silenzio, di fatica, di preghiera personale e di ammirazione per la bellezza d'intorno. Di essenzialità per l'asprezza del posto e di obbedienza verso chi, davanti, ti guida. Il viaggio parte sempre da un "sì", ma prosegue solo se ci sono questi sei pilastri. Sette con la compagnia, perché non è possibile fare un vero cammino a Dio senza un gruppo di amici accanto che ti richiama costantemente nella giusta direzione. Persone che poco hanno in comune tra loro se non un po' di nostalgia per il Signore e il desiderio di conoscerlo. Si è formata pian piano una comunione tra noi sotto la guida del nostro Vescovo monsignor Cavina, unita dal cemento della preghiera comunitaria, dei canti e dello stare insieme. I momenti più significativi per me sono stati però a Gerusalemme i luoghi della Passione di Cristo, specialmente il Getsemani e il Santo Sepolcro. Ognuno di noi ha iniziato questo pellegrinaggio portandosi qualcosa nel cuore: domande, ferite, desideri propri e di famigliari e amici. Vedere che c'è un luogo nel mondo, dove questo carico può essere portato e affidato e che le nostre miserie non hanno l'ultima parola non ha prezzo. O meglio ce l'aveva, il prezzo della Croce. Ed è stato pagato appieno. Perché in fondo poche cose sono certe al mondo, ma una lo è: quel sepolcro è vuoto.

Emanuele Basso

Incontri con una Chiesa viva
Come per altri pellegrini, sono queste parole di San Giovanni Paolo II a riecheggiare nel mio cuore e nella mia mente dal giorno in cui sono rientrato a casa dopo il pellegrinaggio in Terra Santa: "O luogo, luogo di Terra Santa, quale spazio occupi in me". Un pellegrinaggio che, per quanto mi riguarda, è stato principalmente arricchito da numerosi incontri. Incontri con i territori, gli abitanti, le tradizioni, le usanze di quei Santi luoghi ma anche con le persone che giorno dopo giorno dedicano la propria vita al servizio della Chiesa per custodire e far conoscere il messaggio del Vangelo. Molto arricchente è stato il colloquio con fra Francesco Patton, padre custode di Terra Santa, che ha condiviso con noi il grande impegno che lui, insieme ai suoi confratelli, mettono nell'accoglienza dei pellegrini, nel dialogo con le istituzioni ed i capi delle altre religioni presenti sul territorio, dando grande importanza all'aspetto scolastico ed educativo. Incentrata su un clima familiare e molto amichevole è invece stata la serata trascorsa insieme a monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme, dalla cui testimonianza abbiamo potuto comprendere le difficoltà e le gioie di un Pastore alla guida di una Comunità che si trova in minoranza ma che nonostante ciò porta avanti con tanta fede l'operato all'interno della propria Diocesi e nelle parrocchie. Semplice e spontaneo invece l'incontro con Padre Diego, di origini veronesi, che da qualche anno vive ed opera in maniera silenziosa presso il Romitaggio del Getsemani; ci ha riportati a scoprire la bellezza e l'importanza del silenzio e dell'ascolto. Ma l'incontro più grande rimane quello con il Signore: in quei luoghi tutto parla di Lui e ci chiede costantemente di aprire il nostro cuore e le nostre orecchie alla sua testimonianza di vita, ora tocca a noi accoglierlo e capire veramente quale spazio occupa in ognuno di noi.

Marco Bigliardi

Diocesi di Carpi

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