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Prima pagina 36-2018Cristiani e impresa

Stante l'attuale evolversi della complessa situazione economica del Paese, dove si deve registrare oggi il contrario di quello che si è detto ieri, e dal momento che diventa più complesso districarsi nel linguaggio sempre più incomprensibile che il mondo finanziario ed economico ci rifila quotidianamente, appare opportuno riflettere su quella che viene definita etica d'impresa. Da più parti, anche a Carpi, ed a più riprese si scorge oggi una richiesta di fraternità. La si coglie nella pressante voglia di territorio e di comunità, che pone l'urgenza di stabilire nuovi legami tra i cittadini; la si nota nelle nuove relazioni industriali, che al raggiungimento del proprio interesse personale, antepongono il problema della solidarietà tra lavoratori, e tra imprenditori e collaboratori; la si percepisce nella complessità tra la nostra identità e cultura e quella degli altri; la si avverte negli affetti della nostra vita quotidiana, trascinati dai processi di globalizzazione, che ci allontanano dai legami e dai valori sociali tradizionali. Da un riscontro oggettivo, di fronte a tanti modi e modelli di imprenditoria, possiamo affermare che la vocazione dell'imprenditore è quella di generare nuove idee per il benessere della comunità; che è colui che ha acquistato l'utilizzo dei doni di Dio per mettere in pratica la buona economia, realizzando nuove risorse e nuovi posti di lavoro, sconfiggendo la miseria. Per troppo tempo, si deve prendere atto, c'è stata separatezza e incomprensione tra dottrina predicata e prassi. Nell'attuale momento assai delicato della nostra storia e del nostro presente, serve una riflessione ed una testimonianza reale e concreta. Di fronte al degrado comportamentale di tanti, e all'emergere di problematiche drammatiche, prima fra tutte il lavoro, non è fuori luogo ricorrere alla fonte principale del nostro essere cristiani: il Vangelo, il cui metodo originale è quello di convocare insieme ricchi e poveri, pigri e laboriosi, capaci e incapaci, uomini e donne, persone creative e volenterose e persone bisognose di lavorare, tutti legati allo stesso itinerario di bene comune e di salvezza. Moltiplicazione, addizione, sottrazione e divisione; operazioni contemplate in questo modello contemporaneo di economia capitalizzata e globalizzata, possono diventare la metafora di una nuova economia, fondata su altrettanti concetti chiave suggeriti dal pensiero eticosociale della scuola francescana, la cui "regola e vita" è "osservare il santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo", e cioè reciprocità, sobrietà, legame e fraternità. É evidente che la crisi che ci accompagna in questa fase storica non è contingente, legata come si pensava ad un ciclo congiunturale, ma è sistematica e strutturale: non sarà più come prima, perché è una crisi, insieme economica-finanziaria, ecologica, sociale e culturale. La moltiplicazione, cogliendo le opportunità della reciprocità insita nel mercato, dovrà progettare uno sviluppo responsabile e sostenibile: l'addizione, unendo l'efficienza e solidarietà, dovrà prospettare un nuovo modo di fare impresa, correggendo e reinventando un capitalismo orientato alla sobrietà; la sottrazione, riducendo progressivamente la società dello "scarto" e degli sprechi, orienterà le decisioni imprenditoriali verso percorsi di sviluppo etico-produttivi, aggiungendo ai due valori economici classici, l'uso e lo scambio, il valore legame, che li racchiude entrambi, in piena relazione con tutte le forme organizzate della vita sociale; infine, la divisione, partendo dalla libertà creativa di ciascuno e dalla garanzia delle pari opportunità di giocarsi i propri talenti nella società, dovrà costruire un'unità organica tra le persone, una condivisione ideale e morale indispensabile per coniugare sviluppo economico ed occupazione. É l'imprenditore di ogni settore e dimensione d'impresa, artigiano o commerciante, agricoltore o professionista, che, alzandosi ogni mattina per andare ad aprire la saracinesca dell'azienda, ha bisogno di sentire la solidarietà della gente, una solidarietà necessaria e auspicabile.
Ermanno Caccia

 

Diocesi di Carpi

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