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Prima pagina 37-18Parole e dialogo...
É piuttosto difficile parlare e scrivere del "consiglio", dono dello Spirito Santo. Infatti, nel momento stesso in cui riflettiamo su cosa e come consigliare, si sente il gran bisogno di essere assistiti, aiutati e guidati dalla luce di questo dono silenzioso, ma estremamente prezioso, specie in questi tempi e in riferimento alla necessità del dialogare. Avverto in molti contesti l'esigenza di un reale dialogo che, sembra un'ironia, urta invece contro un'imperante saccenteria presente in tanti mezzi di comunicazione. Finte discussioni, apparenti confronti; problemi presi a prestito per presentare un libro senza affrontare per nulla il problema stesso. É più che mai necessario, oggi, creare spazi di dialogo, luoghi di reale confronto, situazioni nelle quali venga off erta la possibilità di esprimersi, di dire il proprio punto di vista. Sempre di più, nel confuso vociare, si delinea uno stile di convivenza fondato sul monologo spacciato per dialogo. Chi più urla, più sembra avere qualcosa da dire. Abbiamo dimenticato che il primo e fondamentale presupposto del dialogo sta, invece, nella consapevolezza che le nostre conoscenze sono e restano "smentibili". Nessuno può presumere di essere in possesso di tutti gli aspetti di un problema e delle sue possibili soluzioni. Consapevoli che le nostre proposte per la soluzione di un problema potrebbero essere sbagliate, è con ansia che dovremmo attendere la proposta di alternative e critiche proprio mediante la discussione: la discussione è l'anima della convivenza. Dovremmo persuaderci che non solo siamo fallibili, ma anche "ignoranti". Le nostre conoscenze sono fallibili, restano sempre sotto assedio. Di qui la necessità di una sana competizione, cioè della passione di cercare assieme la soluzione migliore. Soluzione che è frutto di ricerca: non patrimonio solo di alcuni che si sentono chiamati a "pensare per tutti" rinchiusi in una nicchia protetta. Protetta dalla critica e, dunque, non controllabile. Tanti, troppi, si sentono in partenza sempre dalla parte della ragione, dalla parte giusta, dalla parte che si autodefinisce - senza dirlo - superiore ad altre posizioni culturali. Talmente al di sopra da evitare, per principio e nella pratica, ogni forma di confronto. Per questo detestano la competizione perché essa è una macchina di esplorazione dei problemi che mette tutti sulla stessa linea di partenza. Solo là dove è possibile sperimentare un gran numero di modi diversi di fare le cose - e di trovare tante e possibili soluzioni - si potrà ottenere una varietà di esperienze, di conoscenze e di capacità individuali tali da consentire, attraverso la selezione ininterrotta delle più efficaci tra queste, la soluzione ritenuta migliore. Solo così si può praticare un reale principio di uguaglianza: non esiste un uomo che sia più importante di un altro. E, uguali in dignità, gli uomini, in una società democratica, sono uguali davanti alla legge, anche se non sempre la legge tratta tutti allo stesso modo. Poi, l'uguaglianza delle opportunità. Gli esiti saranno sempre diversi, la riuscita o meno di un progetto dipenderà da tanti fattori (l'impegno, gli incontri, le occasioni, la fortuna e così via), ma le possibilità di una riuscita vanno garantite a tutti. E vale la pena di sottolineare con forza che a pensare e ad agire sono sempre e soltanto gli individui. Se rifiutiamo questa prospettiva, dovremmo ammettere che il comportamento degli uomini sia guidato da alcune forze misteriose non suscettibili di analisi e di descrizione: si annulla la singolarità della persona, si genera l'irresponsabilità che calpesta le libertà dei singoli. Un serio confronto implica tutto ciò. Una provocazione: se smettessimo per un periodo di leggere giornali e ascoltare le varie televisioni e ci trovassimo attorno ad un tavolo a ragionare e a discutere. Non risolveremo subito alcun problema. Riscopriremo però la nostra dignità di uomini e donne capaci di parlarsi e di ascoltarsi. Non un miracolo, ma la semplice premessa per un dialogo possibile.
Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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