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Prima pagina 40-2018Vita e gioventù

E' appena terminato il Sinodo della Chiesa universale dedicato ai giovani. Il Sinodo universale ha così chiuso i battenti, dopo quasi un mese di discussioni e confronti. Ci restano due preziosi documenti: l'Instrumentum laboris, che aveva raccolto le voci e gli umori della fase consultiva, facendone il punto di partenza del confronto; e la Relatio finalis, nella quale i Padri sinodali hanno condensato le loro riflessioni conclusive. Ci aspettiamo però ora il consueto colpo d'ala del Papa, al quale tutto l'incartamento è stato trasmesso, e che di suo pugno - come già successo nei due precedenti Sinodi, che hanno propiziato l'Evangelii gaudium e l'Amoris laetitia - consegnerà una nuova Esortazione apostolica post-sinodale. L'attesa è tanta, perché - diciamolo con franchezza - il documento finale del Sinodo è lindo e robusto nei suoi contenuti, ma la parola fresca, incisiva e graffi ante del Papa è di solito tutt'altra cosa. Spumeggiante, audace, creativa. "Eros noetico" (cioè intelligenza che nasce dall'amore) e "pensiero cinetico" (cioè che mobilita, sprona, entusiasma), amava dire Romano Guardini. Dal Sinodo è emerso che è sbagliato parlare di "giovani- e-Chiesa". I giovani sono "nella" Chiesa e la Chiesa è disposta ad accogliere anche i non credenti. Da questo Sinodo è emerso il desiderio della Chiesa di ascoltare, in maniera più significativa di quanto abbia fatto fi no adesso, la voce dei giovani. Ma forse però il valore più grande di questo Sinodo non sta in quello che ha saputo e saprà dire, ma nel "modo" con cui lo si è vissuto: "con" i giovani, e non semplicemente "per" i giovani. Una volta tanto l'ascolto dei giovani non è stato una finzione di facciata, una manfrina di noi adulti. Su temi parecchio "caldi", e molto sentiti dalla sensibilità giovanile - per esempio il posto nella Chiesa per le donne, e per le persone con tendenza omosessuale - c'è stato un reale e reciproco ascoltarsi. Vedremo a quali sbocchi operativi porterà. Al momento su questi temi sperimentiamo ancora una distanza, un'acerbità di modi e di stili, una povertà che è soprattutto di pastorale, non di dottrina, su quella siamo ferratissimi. Al futuro il compito di colmare la lacuna, ma intanto è stato prezioso ascoltarsi. "Con" i giovani signifi ca anche un'altra cosa. Cioè la convinzione che il mondo attuale è molto più "loro" che neanche "nostro", di noi adulti. Sono loro, i giovani, che questo mondo meglio lo capiscono, perché di fatto lo stanno costruendo, e ne hanno le chiavi per intenderlo, a cominciare da quella autentica trasformazione culturale che è la rivoluzione informatica e digitale. Tuttavia sarebbe un errore madornale, per noi adulti, approcciarci ai giovani con la spocchia di chi presume di già sapere tutto, e ritiene di dover solo sversare contenuti dentro otri vuoti. A noi adulti è chiesto di testimoniare, cioè di trasmettere una tradizione. "Tradendola" ("consegnandola"), possibilmente senza "tradirla". Ma nella consapevolezza che il "tradimento" potrebbe essere non solo teorico, ma pratico: se non sapremo realmente metterci al fianco, camminare con, capire insieme. Nell'epoca post-autoritaria che viviamo, la prima cosa che un giovane guarda e osserva è se siamo disposti a camminare con lui. E la prima cosa che chiede è chi sei tu adulto, come ti comporti, se sei autentico, e quindi degno di fiducia. Certo, la traditio tocca a noi adulti. Ma la vita è sempre giovane, e sono i giovani a viverla e capirla.
Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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