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Prima pagina 41-2018Libertà di stampa?

Nelle ultime settimane, tutti i giornali, i telegiornali, i radiogiornali hanno avuto un tema fisso, come si trattasse di un bollettino di guerra: le fasi della battaglia per il controllo dell'informazione, la libertà di stampa dalle dichiarazioni offensive di esponenti politici contro la stampa e il modo di concepirla. E tra una riga e l'altra la predica che ci viene propinata è la stessa che periodicamente viene rispolverata: mille e una invettiva grondante di passione storica. É in gioco la libertà dei cittadini, il loro diritto ad essere informati, la stessa sopravvivenza della democrazia. Viene spontaneo chiederci che cosa l'uomo di strada, pur provvisto di buon senso, capisca di questo "teatrino" che ormai ogni giorno presenta una svolta imprevista. Il rischio è proprio quello che, suggestionato dai titoli martellanti, la scambi davvero come la vera storia della libertà. Ma, a ben guardare, questa storia contrabbandata come un capitolo di storia della libertà, in fondo alla libertà non fa né caldo né freddo. Non si tratta di una lotta tra tiranni e popolo, ma di una diatriba tra i "padroni delle ferriere". É l'ennesimo duello giunto ormai ai ferri corti tra chi c'era e il nuovo. E l'obbiettivo, tutt'altro che culturale, è sempre il medesimo: non perdere o conquistare quell'egemonia nel campo dell'informazione che a sua volta garantisca, attraverso la pressione politica, lo sviluppo del proprio peso/ potere sulla massa. I giornalisti? Nel quadro succintamente descritto il loro identikit è già definito e chiaro: sono puramente degli scrivani del mercato, arruolati, con buon contratto o con contributi economici, alle finalità della strategia. Il problema è però un altro. O il dibattito abbandona questa deriva per l'egemonia politica dei nuovi "padroni delle ferriere", o saremo sempre a battere i piedi sulle medesime piastrelle. Anche a noi piacerebbe dire la nostra ed essere ascoltati nonostante siamo considerati "stampa minore". Un'opinione, un'esperienza amara di chi ogni settimana deve curare con occhio di lince che la vita dei suoi "fogli liberi", come qualche gaglioffo ci definisce, non sia assaltata da chi ha le mani lunghe ed arriva, per ogni e possibile deviazione, anche nel "palazzo". Un giorno devi correre perché ti hanno aumentato il costo della carta, un altro giorno devi correre da un ufficio postale all'altro per reclamare la puntualità della consegna di un settimanale che, a volte, viene recapitato ogni due o tre settimane; un altro giorno devi scatenarti per chiedere come mai la pubblicità pubblica arrivi sempre nelle stesse tasche già gonfi e mai a chi ne ha gli stessi diritti. Parlare di comunicazione "sociale", è una tentazione più forte di noi. Penso che meritino, quindi, ogni sostegno morale tutti quei pubblicisti, uomini e donne, educatori, che nel loro piccolo stanno coalizzandosi per una decisiva "rivoluzione culturale" che metta alle strette questo modo di operare e agire, che vada oltre la tanto reclamata "informazione totale". Chissà se i nuovi "padroni delle ferriere" di ottocentesca memoria, che sono nella stanza dei bottoni, avranno mai il coraggio di portare dibattito e conseguenti provvedimenti al suo giusto livello: garantire che chi ha qualcosa da dire all'opinione pubblica possa sopravvivere e parlare in libertà, obbedendo solo alla sua coscienza.
Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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