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Patrono giornalisti 2019Occasione per riflettere sull'informazione come bene comune

"Siamo membra gli uni degli altri (Ef 4,25). Dalle community alle comunità" è questo il tema della 53 Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Si tratta di un tema quanto mai attuale perché richiama il valore della comunità e della relazione che al suo interno si costruisce. Infatti, la relazione è finalizzata a valorizzare la persona e perché questo avvenga sono fondamentali il dialogo, l'incontro con l'altro e l'uso responsabile del linguaggio. Pertanto, il tema scelto dal Papa ci dice una cosa fondamentale: non c'è community se non c'è comunità. E dunque è un invito a riflettere sulla natura delle relazioni in Internet per non trasformare la Rete "in un luogo dove, più ci si addentra più si perde la propria unicità, la propria identità personale rimanendo intrappolati in un gioco che finisce per annullare ogni relazione vera, ogni dialogo sincero, ogni capacità di comprensione". Già nel suo primo Messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, nel 2014, il Papa aveva fatto un appello affinché Internet sia un luogo ricco di umanità, non una rete di fi li ma di persone umane. Nascono così degli interrogativi: - Fino a che punto Internet è un luogo ricco di umanità? - Fino a che punto Internet permette di riscoprire la bellezza di comunità fondate sull'amore e non sul rancore? Le parole - scritte o verbali - sono semi, condividere è una responsabilità, occorre avere sempre rispetto dell'altro, gli insulti, le false notizie, in qualunque modalità vengano veicolate, non sono argomenti. Inoltre, per poter parlare di qualsiasi argomento, bisogna prima esserne informati al meglio. Nel mondo digitale, dunque, è fondamentale "tenere attiva la dimensione della consapevolezza, cioè di come siamo e del fatto che lo strumento ha un suo modo di agire, ma anche quella della responsabilità per far diventare il mezzo un luogo abitabile". Dunque, ben vengano internet e i social ma bisogna farne un uso responsabile che non ci faccia dissociare dalla realtà. La persona umana e i suoi rapporti veri ed autentici non possono e non devono essere minati in alcun modo. Del resto, il calore di un abbraccio, la dolcezza rassicurante di uno sguardo ci rendono offline con il mondo, consentendoci però la connessione diretta con la linea più importante, quella del cuore.

Una community fondata sull'amore e non sul rancore

Un'informazione di qualità, che si ponga a baluardo nella difesa dei diritti, con un linguaggio alternativo alla volgarità corrente che serva a creare ponti e relazioni autentiche tra le persone. Solo così questo "bene comune" potrà essere preservato e svolgere così la sua funzione a servizio della comunità. É arduo azzardare una sintesi così estrema dell'incontro che ha visto riuniti, sabato 19 gennaio presso il Palazzo Vescovile, i giornalisti ospiti del Vescovo, monsignor Francesco Cavina per la festa del Patrono, san Francesco di Sales. Arduo ma necessario perché gli stimoli offerti dal Vescovo Francesco, da Alessandro Rondoni, da Roberto Righetti, dal contributo scritto di don Ermanno Caccia (su Notizie 02/2019) e dagli interventi dei presenti sono stati di assoluta attualità, quasi una provocazione sul piano professionale e deontologico, a chi opera quotidianamente producendo e diffondendo notizie, cioè informazione. L'intervento di monsignor Cavina, che riportiamo in questa pagina, ha dettato il perimetro del confronto da cui non era possibile sfuggire, partendo dal tema scelto dal Papa per la prossima giornata mondiale delle comunicazioni sociali: "Siamo membra gli uni degli altri» (Ef 4,25). Dalle community alle comunità". Il messaggio integrale verrà diff uso nei prossimi giorni ma dal Vescovo di Carpi sono arrivate precise indicazioni sui fondamenti di una relazione (incontro, dialogo, uso responsabile del linguaggio), sull'utilizzo critico dei social e più in generale della rete. Infine la domanda cruciale: possono la rete e i media far riscoprire la bellezza dell'incontro tra persone fondato sull'amore e non sul rancore?

Rondoni: nei media cattolici ritrovare la forza di creare e di innovare Per Alessandro Rondoni, giornalista e direttore dell'ufficio comunicazioni sociali della conferenza episcopale dell'Emilia Romagna, il nodo è proprio questo perché l'informazione è "un bene comune relazionale", ignorare questa dimensione vuol dire non rendere un buon servizio come giornalisti. Senza dimenticare che questa dimensione del servizio, alla persona, alla verità, alla comunità al di là delle opportune distinzioni, tra volontari e professionisti, però accomuna tutti. L'invito di Rondoni è a non ancorarsi a modelli del passato, a spendersi in uno sforzo creativo e innovativo: un appello rivolto in particolare all'ambito ecclesiale dove più forti appaiono le resistenze al cambiamento che sta travolgendo i media diocesani. Mettere in rete i vari strumenti della comunicazione è questo l'obiettivo per affrontare un contesto che si potrebbe ritenere afflitto da "socialitudine", ovvero tutti connessi ma anche tanti che si sentono soli. "Noi giornalisti – ha affermato Rondoni – abbiamo un grande potere, quello delle parole. Possiamo scegliere se usarle per raccontare la bella umanità che ci circonda, specie nella dimensione locale ciò è possibile, oppure per seguire l'onda dell'istinto rabbioso e rancoroso che si manifesta sempre più spesso nel nostro paese. Ancora possiamo scegliere se usarle per dare voce all'ufficialità e ai poteri oppure far emergere la vita della gente, con le grandi gioie e sofferenze quotidiane ma sempre con l'off erta di un senso e di una speranza".

Righetti: informazione di qualità che usa le parole come ponti e non come pietre Molto concreto, a tratti preoccupato ma aderente alla realtà di chi quotidianamente si confronta con i media e produce notizie dal versante delle istituzioni è stato l'intervento di Roberto Righetti, capo ufficio stampa del Comune di Modena e presidente dell'associazione della stampa modenese. La denuncia della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi) è forte: si vuole impedire ai cittadini di essere informati, ecco perché il tema della libertà di stampa in Italia è tornato drammaticamente di attualità. E non si tratta solo di lamentazioni per i tagli all'editoria specie quella legata al territorio o di opinione, certo anche questo è un fattore determinante, ma soprattutto è grave il tentativo da parte del potere di turno di far credere all'opinione pubblica che la mediazione giornalistica sia inutile e la critica comunque pregiudiziale. Il livello locale con il contatto diretto ancora possibile tra giornalista, comunità e cittadini è un baluardo per la libertà di stampa. Secondo Righetti anche se il contesto non è favorevole non viene meno la responsabilità del giornalista nell'esercizio della professione: "Ci si dimentica spesso di due fondamentali del giornalismo: la verifica delle fonti e la verifica dei fatti (troppo spesso confusi con le opinioni). Rispettare queste regole basilari sarebbe un primo argine al dilagare delle fake news. La sensazione è che studiamo poco e alle volte applichiamo meno, soprattutto nella tutela della dignità delle persone, tutte in quanto persone detentori di diritti e di rispetto da parte dei media". É grave e non può essere nascosta la questione retributiva, gli editori piccoli e grandi dovrebbero garantire di poter svolgere la professione con decoro e con adeguato compenso cosa che oggi avviene sempre meno con un diff uso ricorso al precariato. "Tutti – ha sottolineato Righetti – si sono giustamente commossi per tragica morte del giovane giornalista Antonio Megalizzi, si è parlato della sua passione per il giornalismo e per l'Europa, ma nessuno ha ricordato che faceva una vita da precario". La ricetta di Righetti per rilanciare un'informazione come bene comune? Prima di tutto deve essere di qualità, che dalla parte dei diritti dei cittadini ed è capace di riscoprire il valore delle parole come ponti e non come pietre da scagliare contro qualcuno. Un proficuo confronto su questi con i giornalisti e comunicatori esperti come Rossano Bellelli, Cesare Pradella e Fabrizio Stermieri e con Sara Scarpellini incaricata dell'area social della Diocesi, ha concluso l'incontro con l'impegno a tenere alta l'attenzione e il livello della riflessione.

Luigi Lamma
Direttore Ufficio comunicazioni sociali

Diocesi di Carpi

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