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Giornata del malato 2019Momento di preghiera e di rinnovata attenzione per quanti soffrono nel corpo e nello spirito

La Giornata del malato si è celebrata a livello diocesano domenica 10 febbraio in Cattedrale. Alla messa delle 10.45, presieduta dal Vescovo monsignor Francesco Cavina, hanno partecipato i malati e gli anziani delle case protette, accompagnati dai loro famigliari e dai volontari delle associazioni attive nell'ambito socio-sanitario. Come ormai di consueto, Unitalsi e Avo hanno curato la liturgia, animata da alcuni musicisti, che hanno partecipato al pellegrinaggio a Lourdes tenutosi lo scorso anno con il Vescovo. Presenti accanto a lui all'altare don Gianni Zini, direttore dell'Ufficio diocesano di Pastorale della salute - che ha rivolto un saluto all'inizio della celebrazione - e don Mauro Pancera, incaricato del servizio pastorale all'ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola. Alla fine della messa, è stata letta la preghiera scritta per l'occasione da Marietta Di Sario dell'Unitalsi di Carpi, testo distribuito all'assemblea su di un volantino con le date del prossimo pellegrinaggio a Lourdes guidato da monsignor Cavina, in programma dal 7 all'11 giugno. Dopo la celebrazione, tutti si sono ritrovati in Sala Duomo per un aperitivo insieme, all'insegna della fraternità.

Nell'omelia, il Vescovo ha innanzitutto commentato il Vangelo di domenica 10 febbraio, che narra della "pesca miracolosa" di Pietro e degli altri pescatori futuri discepoli di Gesù. "Pietro sa molto bene che quanto gli viene chiesto è fuori della norma, va oltre il buon senso, tuttavia obbedisce - ha affermato monsignor Cavina -. Accettando di gettare le reti in pieno giorno rinuncia alle proprie competenze, alle proprie sicurezze e alle proprie considerazioni umane per fidarsi del Signore: 'sulla tua parola getterò le reti'. E non rimane deluso! Credere a Gesù - ha sottolineato - significa obbedire alla sua parola. Ciò significa entrare nel mistero di Dio e avere la possibilità di comprendere che Lui è all'origine della nostra vita. Detto in altro modo, che la nostra vita è un dono meraviglioso". E' quanto ricorda Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale del malato che si celebra l'11 febbraio. Il Santo Padre insiste, infatti, che "la vita è dono di Dio, e proprio per questo non può essere considerata un mero possesso o una proprietà. Proprio perché è un dono, nessuno può fare della sua vita ciò che desidera, ma è chiamato a conformarsi alla volontà di Dio". Dunque, "il Papa afferma che cedere alla manipolazione dell''albero della vita', cioè il voler pretendere di modificare la vita dell'uomo, anche attraverso la tecnologia, è una bestemmia contro Dio, significa porsi contro di Lui. Al contrario il Papa ribadisce che la vita va curata, soprattutto con un'attenzione particolare nei confronti dei malati, di quanti sono più deboli e fragili. E perché la vita sia curata è necessaria da parte degli operatori una grande professionalità". Un altro aspetto ricordato dal Santo Padre, ha proseguito il Vescovo, è la tenerezza, "fatta di gesti gratuiti e semplici, come una carezza, forse un gesto banale, che tutti però possono fare. In tal modo facciamo sentire all'altro che ci è caro, che è importante per noi, che di fronte a lui noi non rimaniamo insensibili. Ecco, allora, il grande richiamo ad unire la professionalità all'attenzione al prossimo. Sono questi i modi veri per prendersi cura dell'uomo". Monsignor Cavina ha poi concluso la sua omelia con una riflessione generale. "Tante sono le difficoltà con cui quotidianamente dobbiamo confrontarci. Spesso di fronte alle prove della vita siamo portati a pensare che il Vangelo sia diventato estraneo al mondo, che la sua parola di fraternità, di pace e di giustizia non abbia più nulla da dire all'uomo e che quindi non valga più la pena di impegnarsi per una causa che sembra persa in partenza. Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato è, invece, un invito alla fiducia, ma alla fiducia riposta in colui che può veramente aiutarci, il Signore. La storia dell'umanità e la storia che stiamo vivendo ci insegna che l'uomo che pretende di costruire una società da solo è destinato al fallimento perché vengono meno i criteri ideali e morali. Oggi - ha ribadito il Vescovo - il Signore ci invita ad abbandonarci a Lui con fiducia, a ritornare a guardare a Dio perché da Lui impariamo le parole vere della vita. Allora chiediamo al Signore in questa Eucaristia, per l'intercessione della Vergine Maria che ci dia questa umiltà, di accogliere il suo invito: dice il Signore 'ritornate a me con tutto il cuore, con tutta l'anima e dunque con tutta la vostra vita'".

Diocesi di Carpi

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