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Se quando tanti, tutti ti deludono, quando le regole del clan ti diventano insopportabili, quando scopri l'ipocrisia e l'artificiosità di certi comportamenti che qualcuno, o le mode ti vorrebbero imporre, quando niente ti dice più niente, allora la verità - quella povera, cruda, crocifissa - si fa strada nel cuore. Allora, Qualcuno si avvicina e ti accoglie. Allora cominci a sospettare che c'è una complicità segreta che ti lega a tanti altri... Viene il momento in cui occorre avere il coraggio di forare quella spessa muraglia dei sospetti, del così dicono tutti, dei tanti indesiderabili "secondo me", e lasciarsi raggiungersi, incontrarsi faccia a faccia con Lui. Quando gli articoli di giornale ti provocano un evidente fastidio, le troppe prediche producono un fenomeno di saturazione, ti senti allo stretto in certa mentalità, e quelli del clan pretendono si amministrarti perfino il respiro, quello è il momento decisivo, trasformante. Quando le solite parole non ti soddisfano più, anzi ti danno la nausea, quando scopri il vuoto e l'inconsistenza che sta sotto a certe formule, slogan rimbombanti o scintillanti, quello è il momento di prestare attenzione a quella parola: "Sono io che ti parlo". Soltanto allora comprendi che cosa vuol dire veramente credere. Allorché vengono meno tutti gli appoggi, quello è il momento di mettersi a camminare. Sembra che il "vedere" sia considerato la malattia più temibile, una specie di contagio da arginare approntando i rimedi più drastici. Specialmente se è un vedere "diverso", nuovo, che mette in discussione posizioni, privilegi acquisiti. Un vedere, uno sguardo che deve essere, prima di tutto, libero, perché soltanto uno sguardo libero rappresenta un appello alla libertà di ciascuno di noi... Un vedere diverso nella solitudine della fede della Resurrezione!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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