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Estate, tempo di riposo. I Grest, volgono ormai al termine, iniziano e si concludono i Campi Scout disseminati da una parte all'altra dell'Italia. Guardando i nostri ragazzi, a come si vivono le nostre comunità, dobbiamo, secondo il mio modesto parere interrogarci in modo propositivo: cosa ci chiedono? Il Magistero della Chiesa richiama la comunità cristiana e la società civile all'emergenza educativa di fronte alla quale ci troviamo. Se ne è parlato molto e se ne continuerà a parlare. Ma forse è tempo che ci rendiamo conto che ai nostri giovani dobbiamo risposte tempestive, e che le risposte possiamo e dobbiamo darle tutti. Evidentemente non sono qui ad aff ermare che la comunità cristiana sia indiff erente, anzi, lontano dai rifl ettori, tanti sacerdoti, insegnanti, genitori, catechisti, educatori danno il meglio di sé in molte situazioni e proposte. Forse, però dobbiamo dirci che non basta, anzi si deve prendere coscienza che i tempi richiedono risposte eccezionali. Straordinarie, non tanto per i mezzi, quanto piuttosto per una rinnovata capacità di proporre attenzioni concrete e di suscitare energie e sinergie intelligenti con le agenzie educative presenti nel territorio e con le istituzioni (spesso davvero molto attente). E se come cristiani è un dovere di carità sostenere i diversamente abili, aiutare gli emarginati, accogliere i forestieri, credo che oggi abbiamo ancor più il dover di farci attenti con proposte signifi cative per i nostri adolescenti. Forse non c'è più tempo per le buone intenzioni: i tempi richiedono risposte concrete, in termini di persone, di risorse economiche e di proposte. Non solo proposte di annuncio cristiano per chi è disponibile a un cammino di fede, ma anche proposte educative rivolte ai quei ragazzi che sempre hanno camminato con noi, che ben conosciamo anche se ai gruppi non vengono più, ma con i quali pure è possibile tentare di costruire qualcosa di importante. Perché se non troviamo il modo di farlo noi, sicuramente lo farà qualcun altro, fossero anche solo la solitudine, la depressione, la noia! E che l'esperienza del periodo feriale sia per tutti un modo per rifl ettere, rifocillarsi per accogliere le sfi de future. Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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