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Terminato il periodo di riposo, quasi per tutti ci rimettiamo in cammino, un cammino tinto di sorrisi di ricordi dei bei giorni passati tra la natura, le spiagge il nostro ambiente, pronti ad affrontare un nuovo anno pastorale, nuove e vecchie sfide. Una sfida che riguarda innanzitutto, i nostri sentirci missionari del creato, un creato che è affidato soprattutto ai nostri giovani, ragazzi. Ed è capitato e capita sovente di notare con gioia quanto la sensibilità delle nuove generazioni nei confronti del creato e della natura è sempre più presente. I ragazzi sentono la consapevolezza di essere cittadini del mondo e sanno che questo mondo dev'essere amato e curato il più possibile . Piccoli gesti compiuti nella vita quotidiana e che fino a qualche anno fa erano pura utopia, ci segnalano questa attenzione, come abituarsi a fare la raccolta differenziata dei rifiuti. Ma c'è anche un'immagine diffusa positiva bella e che mi piace prendere in prestito per la riapertura autunnale del nostro settimanale: lo spirito "missionario" dei nostri giovani. Tanti ragazzi vivono l'idea della tutela del Creato come una vera e propria missione e si fanno portatori di questo messaggio tra i loro compagni e amici. Cercano di far capire loro quanto sia importante comportarsi bene e non disprezzare l'ambiente in cui viviamo. Storie bellissime ed affascinanti, dove alla base di tutto c'è sempre una buona educazione. Il ruolo di noi grandi: genitori, insegnanti, sacerdoti, educatori, catechisti è fondamentale per creare un certo tipo di sensibilità, ed è importante il buon esempio. Per creare una seria alternativa alle contraddizioni presenti che vedono talvolta lo stesso uomo come una "specie di malattia" della terra, o per coloro che si preoccupano del destino dell'orso, della tigre, delle foche, ma poi difendono il cosiddetto "diritto all'aborto", può essere utile far conoscere ai giovani le bellissime parole dei nostri papi, non ultima quella di Papa Francesco. Tutti hanno una linea comune: il desiderio di creare e sostenere un'ecologia per l'essere umani, che abbia le sue radici nella solidarietà e nella condivisione. Potrà esserci un domani diverso? Sì se... Se le nostre città, paesi verranno considerati come una parte del Creato, creato che è di tutti e tutti sono chiamati ad amarlo e a rispettarlo. Questo sforzo, probabilmente e così speriamo, darà anche un contributo di pace e di rispetto per ogni persona umana.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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