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I ragazzotti di casa nostra,nelle loro conversazioni, classificano le ragazze in belle,carine e simpatiche. Quella simpatica e la ragazza in genere bruttina, però simpatica, di buona compagnia, e allegra, non stufa, a suo modo è un "tipo". Quella carina non manca di colpire l'occhio, ma è mediamente oca, una specie di Barbie senza fascino e poca sostanza, insomma non ci usciresti insieme, neanche a cena. Solo la terza combina insieme bellezza e personalità.
Tanta roba, insomma. In qualche caso, nei discorsi dei nostri giovanotti, questa è un trofeo che non può mancare.
Nessuno si scandalizzi, ma vorrei prendere a prestito queste distinzioni e applicarle alle iniziative della nostra pastorale. Ora che, dopo il periodo estivo, il motore delle nostre comunità si sta rimettendo in moto a pieno regime. Lo spunto me lo offre una ex collega impegnata nel mondo della scuola come insegnante di religione – di cui non svelo il nome –, la quale, dopo le interminabili riunioni di programmazione e dopo avermi sentito parlare di qualche argomento di teologia, di morale o di pastorale, commentava: "bravo, hai detto delle cose proprio carine".
Proprio cosi: carine. Che,tradotto dal suo linguaggio, equivaleva a dire: pappetta, caro don Ermanno. Roba che sa di poco. Per carità anche bellina, ordinata, curata, precisa ("carina", appunto), ma innocua, esangue, pallida, smorta. Forse non dannosa, ma probabilmente inutile.
Che guaio se la vita della Chiesa fosse fatta di cose non belle, ma solo carine! Il trionfo di bellezza, il messaggio esplosivo del vangelo normalizzato in un compitino da educande, certamente gradevole ma riservata per stomaci delicati... Sarebbe davvero un peccato se noi appiccicassimo l'etichetta di "carina" a ciò che la Chiesa, è in modo particolare alla nostra "chiesa particolare" che in questi giorni, settimane, mesi ha in cantiere.
Proprio in queste settimane sono incominciati gli incontri formativi dei nostri uffici pastorali, pensati per aiutare le comunità – preti, laici, catechisti, educatori – a entrare nello spirito del nuovo anno pastorale. Ebbene, guardiamoli con favore questi progetti. Tendono ad un miglioramento, ad un'attualizzazione dei grandi temi: misericordia in primis.
Anche a Carpi, serve uno sforzo comune di intelligenza e di creatività pastorale affinché nonostante la mancanza di Chiese, una ricostruzione lenta e laboriosa cresca. Un crescere umile ma risoluto.
Senza sicumere, ma in costante ascolto reciproco.
Credo che sull'ascolto, la formazione come Chiesa ci giochiamo una grossa fetta di futuro. Potrebbe uscirne un flop clamoroso, e certo sarà così, se in partenza guarderemo alle proposte di formazione come a una cosa "carina": linda e cotonata, ordinata e metodica, ma senza dentro il calore delle viscere materne della Chiesa. Ma potrebbe anche saltarne fuori un grande rinnovamento missionario delle nostre comunità: i ragazzi accompagnati nel graduale consolidarsi della fede, le famiglie coinvolte, la comunità che dispiega i suoi volti e le sue risorse fraterne.
L'immagine di una Chiesa meno conservativa, chiacchierona e più generativa, meno istituzionale e più familiare, meno clericale e più laicale, meno sociologica e più cristiana. Insomma, più "bella". Lo capiscono anche i ragazzotti che favoleggiano sulle loro coetanee: bella o carina non e la stessa cosa.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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