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 Ci sarebbero buone ragioni per tacere ciò che sto per dire sugli attentati di Parigi. Allo smarrimento presente occorre rispondere con determinatezza a cominciare non già dalle parole vendetta e guerra, ma da quelle che producono verità, giustizia, dialogo. Le veglie, gli incontri pubblici nelle piazze, presidi e i lumi accesi alle finestre, sono gesti e azioni lodevoli e apprezzabili, ma non ci tolgono l'incombenza di riflettere seriamente sulla questione centrale del perché, aldilà della pazzia, possa succedere oggi ciò che si è consumato a Parigi. La vera questione oggi, è il confronto/scontro fra l'Islam moderato e l'Islam fondamentalista. Decisiva è la domanda se l'Islam moderato riuscirà a circoscrivere ed espellere il bubbone integralista, o se invece, al contrario, i macellai del terrore riusciranno nell'impresa di accreditarsi, di fronte alle masse popolari islamiche, come i veri paladini del loro riscatto culturale e sociale. Dentro questa partita, si apre un secondo tavolo di confronto, che ci coinvolge direttamente: quello fra Islam e Occidente. Qui il problema non è – se non in minima parte (al di là di quanto alcuni sostengono) – quello dell'immigrazione. L'immigrazione è una questione epocale, che va affrontata con appropriati strumenti anche di disciplina e legalità, ma le rotte del terrorismo islamico non viaggiano con i barconi dei disperati. Il vero problema è capire se l'Islam, nel suo contatto con la civiltà occidentale (sempre più frequente a causa dell'immigrazione), sarà capace di avviare al suo interno una transizione culturale e sociale verso i valori dell'Occidente: la democrazia, i diritti umani, la distinzione fra religione e politica, la dignità della donna e altro ancora. Se ciò non dovesse accadere, fra Islam e Occidente si andrebbe verso uno scontro di civiltà. A far problema non sono solo i kalashnikov dei terroristi, ma anche quella parte dell'Islam che abbiamo definito "moderata": per esempio la potentissima Arabia Saudita. I muri, fisici o ideologici, non conducono mai a qualcosa di buono, anche se, è ovvio, le reti di controllo e di sicurezza contro il terrorismo vanno rafforzate. Il primo compito è praticare e favorire con l'Islam strategie di relazione e di integrazione. E qui soprattutto i cristiani, nello spirito dell'incontro di Assisi, devono essere in prima fila. Ma poi c'è un secondo compito. Quale Occidente stiamo noi presentando agli occhi delle masse islamiche, al di qua e di là del Mediterraneo? Forse l'Occidente del relativismo etico, di cui parlava Benedetto XVI? L'Occidente delle libertà individuali fuori controllo? L'Occidente dove, in nome del desiderio soggettivo, buttiamo via bambini e vecchi, disintegriamo la famiglia, facciamo confusione fra maschio e femmina, commercializziamo anche le relazioni più intime, ci prostriamo al dio denaro? Finché l'Occidente continuerà a sporcare i suoi valori – cristiani e liberali – con le tossine mortali di un individualismo esasperato, il terrorismo fondamentalista troverà sempre fecondo brodo di coltura fra le masse islamiche. Occidente, non perdere la tua anima! Non si tratta – ovviamente – di ritornare al confessionalismo, all'Occidente cristiano, ma di ritrovare le nostre radici etiche non negoziabili. Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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