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Di passaggio da Roma ho avuto modo di vedere file di persone che si accingevano a comprare l'ultimo libro scritto da Papa Francesco "Il nome di Dio è misericordia", realizzato insieme al giornalista Andrea Tornielli in occasione del Giubileo. Parlando con il libraio, mio amico mi confessava: "Bisogna riconoscere che è motivo di speranza vedere tanta gente che fa la fila alla cassa col libro del Papa in mano. Ti pare?". No, non mi pareva! E penso di averlo deluso dicendo: "Mi sentirei più contento, più speranzoso se questo libro arrivasse almeno al cuore di uno solo di questi lettori". Non che il libro non meriti, anzi, ma per l'ennesima volta noto che un modo di dire, oggi specie in campo di Chiesa, è "la gente". Che cosa dice la gente, cosa pensa la gente. Questo o quell'altro libro o film è bello perché la gente lo compra, lo vede... peccato che non si noti e non si comprenda appieno il messaggio di quel libro o di quel film. Per chi vi scrive la "gente", non esiste. Esistono, al contrario, persone con un nome e un cognome, un volto, un cervello funzionante, un cuore, una coscienza, un'età, una professione, ideali, aspettative, problemi e drammi. Io, anche nelle critiche più o meno giuste, non conosco la gente. Non l'ho mai incontrata... Mi capita, invece e di sovente, di conoscere soltanto questo individuo "qui", o quella persona là, e quell'altra ancora... La gente non l'incontro mai... Sono irritato da chi ha la presunzione di parlare "a nome della gente". Mi fanno sorridere coloro che, magari da amici, ti dicono e sussurrano consigli dicendo "io interpreto i sentimenti della gente". Anche attraverso le pagine di questo settimanale io mi ostino a cercare la persona in mezzo alla gente. M'interessa sempre, per esempio, quell'unico individuo che, in mezzo a un pubblico che applaude quasi a comando, non partecipa al battimano, non si lascia contagiare dall'euforia del "branco" e ha il coraggio di esprimere educatamente il suo dissenso, rifiuta di omologarsi, difende la propria individualità. Chi scrive, non ha bisogno di flotte di ammiratori, ma di un drappello di complici. Non si deve perdere la testa di fronte alle masse di lettori, ma soprattutto non si deve perdere il cuore di fronte a dieci lettori. Si può partire con cento, mille e ritrovarsi alla fi ne, con uno solo. Anche se verrò preso dal dubbio di aver deluso tutti gli altri, quell'uno io non l'abbandonerò. Il rischio di chi scrive o parla, non è quello di perdere lettori o ascoltatori, e il problema principale non è come reclutarne sempre di più... Ciascuno di noi è importante e unico agli occhi di Dio. Importante, proprio perché unico. Importante di amore, importante di attenzione. Si possono misurare gli applausi, si possono misurare gli incassi di film "campioni" d'incassi, fare la conta dei partecipanti ad una manifestazione. Ma, per fortuna, risulta impossibile stabilire il peso di una persona che ragiona con il proprio cervello, determinare il valore di un individuo che "non ci sta". Pare che Lui non abbia bisogno di sondaggi di opinione, né si fidi tanto delle statistiche più o meno autorevoli. Quand'anche gli si presentassero dati incoraggianti, Lui è preoccupato per quella "persona" mancante, per Lui, se manca l'uno, i conti non tornano. E se qualcuno si scandalizzasse per quanto sto dicendo, si informi e dia un occhio al Vangelo. Lo Stesso ci informa che in cielo non si fa festa per le comitive compatte, ordinate e schierate, ma per l'unico randagio che ha ritrovato la strada.

 

 

Diocesi di Carpi

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