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Incontriamo centinaia di uomini e donne sulla nostra strada. Centinaia di persone, magari in attesa di un cenno, di uno sguardo, di un sorriso. E noi tiriamo dritto per la nostra strada. Sì, gli concediamo uno sguardo, gli facciamo una fotografia, le pesiamo, le cataloghiamo e spesso e se è il caso, pronunciamo le nostre sentenze di condanna. Ma poi tiriamo diritto. La nostra strada diventa, ahimè, il viale delle occasioni perdute. E potrebbe essere così anche per il tempo della Quaresima, che abbiamo iniziato da qualche ora. Diciamo, ogni anno succede, e così, Gesù ogni anno deve "ripassare". Lui con il suo sguardo speciale, e recuperare ciò "che era perduto", ciò che noi abbiamo perduto. Quaresima è il tempo di chi osserva, studia il comportamento di Gesù, di chi ostinatamente vuole portare nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nei nostri rapporti, la salvezza. Il suo sguardo riesce a scrutare ogni uomo "seduto", sfiduciato. Il suo fermarsi è un invito a "fermarsi", costituisce un chiaro richiamo, per il nostro abitudinario "passare oltre", per le nostre sentenze, per le nostre rassegnazioni. La sacra scrittura ci dice che Gesù si è fermato. Si è fermato alla nostra altezza, tanto diversa quanto speciale perché riferita ad ogni uomo. Noi, invece chiudiamo spesso gli occhi, ci tappiamo il naso e tiriamo avanti. Certo il quadro che sovente si presenta al nostro sguardo non è dei più incoraggianti. Vediamo i difetti, le mancanze, il "meno", la cattiveria di chi ci sta accanto. Un "prossimo" che sembra fare di tutto per renderci impossibile la pratica e l'attuazione del comandamento dell'amore. Gente cattiva, prepotente, ambiziosa, invidiosa. Persone che ci avvelenano l'aria con il pettegolezzo facile. Sovente, ci troviamo di fronte la stupidità, in tutte le sue manifestazioni più fastidiose. Vediamo e siamo capaci di vedere solo bruttezze, ci lasciamo prendere dallo "schifo" come lo chiamano i nostri ragazzi, e corriamo a rifugiarci all'ombra del nostro campanile. Magari partecipiamo a una riunione tra i "nostri" sul dialogo con i lontani, sulla riconciliazione e sulla misericordia. Sono loro i lontani o siamo noi che abbiamo, le abbiamo allontanate? Per caso, non siamo noi i veri "lontani"? Sguardi rapidi, che inchiodano, ma non accolgono, e che ci dicono che "costoro" non sono presentabili, non rispondono ai nostri "requisiti", quelli che noi riteniamo necessari. In realtà abbiamo in testa un'immagine nostra, che poiché generica è sempre fasulla, di chi non conosciamo personalmente, ma solo per sentito dire. E quando ci troviamo di fronte alla vera persona che abbiamo conosciuto superficialmente e constatiamo che non corrisponde al modello astratto che c'eravamo fabbricati e che teniamo in tasca, la liquidiamo senza fermarci. La realtà è che spesso e sovente non riusciamo ad accettare gli altri come sono. Li vogliamo costringere a forza ai nostri schemi, e se non entrano peggio per loro. Teniamo, ci diciamo tra noi e noi, la coscienza pulita. In realtà il grande percorso della Quaresima, ci richiama a entrare in comunione con chi ci sta accanto e si può fare soltanto se queste persone le amiamo. Fermiamoci! Lui ha saputo fermarsi. Si badi bene: non è che l'umanità di allora fosse tutta "presentabile", rispetto ad oggi. Nell'atto di fermarsi ci renderemo conto di avere come compito quello di avvicinare tutti, di fare dell'altro qualcosa di mio. Spingiamo il nostro sguardo "dentro", oltre la barriera della cattiveria, fi no a scoprire ricchezze insospettate ai più. Fermarsi e avvicinare: significano dire concretamente la scoperta delle ricchezze inesplorate dell'altro. Ricordiamoci, non amiamo gli altri perché sono buoni e simpatici, ma li facciamo diventare buoni perché li amiamo. Buona e Santa Quaresima.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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