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Parliamo di delicatezza. Essa è, anche per coloro che scrivono, dirigono giornali e riviste, questione di sguardo. Si tratta di vedere, accorgersi, intuire. E ancora una volta si applica, prima di tutto, alle persone e alle comunità in cui viviamo e che ci sono vicine. Bisognerebbe capire che, aldilà delle facili etichette, nomignoli che affibbiamo a persone specie nel campo della Chiesa dicono la pochezza di contenuti che certa stampa localistica esprime, che l'uomo sia esso vescovo, sacerdote, o laico può spezzarsi facilmente. Un proverbio napoletano afferma: "Cento niente hanno ucciso 'o ciuccio". La gente, nel trattare male il somarello, apparentemente non aveva fatto nulla di così terribile, appunto, NIENTE, ma, messi tutti insieme, alla fine hanno ucciso il povero somarello. Poveraccio, alla fine è scoppiato! Quante volte, anche recentemente, anche noi ripetiamo, per giustificare articoli sgarbati e indelicati e volutamente ispirati da qualcuno dei nostri: "Beh non è niente di particolare, in fondo non si è detto niente di particolarmente grave...". Trattandosi di persone, il crollo sovente è dato dallìultimo "niente". Non è questione di carichi di lavoro, di pesi insopportabili in senso materiale. Altre sono le cose che normalmente spezzano la schiena di una persona, la piegano senza che possa rialzarsi. Non esistono soltanto i capri espiatori, come qualcuno vorrebbe far credere. Ci sono pure i cammelli, sulla cui groppa, tutti, magari con il colletto bianco, ma in particolare le persone più vicine, scaraventano pesi spropositati. Sfoghi, bugie, pretese assurde, indifferenza, fastidio, mal di pancia, disattenzione, chiacchiericcio da comari, attribuzione di colpe di ogni genere, imbecillità, parole aspre, rinunce, lamenti sciocchi... Non si viene neppure sfiorati del sospetto che a quel ciuccio-persona si deve anche dare qualcosa, e non solo pretendere tutto. Qualcuno, al quale magari ci rivolgiamo per segnalare "il si dice", e su questo si alimentano discussioni a non finire, non riesce ad immaginare che quella persona-ciuccio ha delle esigenze, ha una sensibilità, ha bisogno di tirare il fiato, dissetarsi, riprendere forza grazie anche ad un apprezzamento sincero, ad una parola buona, un gesto delicato, il calore di una mano, un sorriso, una conversazione tranquilla e serena guardandosi negli occhi. Niente. Si continua imperterriti, a buttare addosso alla persona-ciuccio soltanto paglia da portare. Si continua a pretendere che continui a tirare la carretta sempre più pesante incalzandolo con la solita litania del "non è niente, se lo merita...". Quella "cosa da niente", quel fi lo di paglia pesano quintali, perché si sommano a ciò che ci avevamo messo prima. Che tanti altri, incoscienti e insensibili come noi, avevano messo prima. Ed è triste che ci si accorga dell'esistenza e del valore di una persona, soltanto quando questi non ce la fa più, si spegne, già per una serie di "cose da niente"... C'è da augurarsi che il senso di appartenenza, di rispetto e di amore per la nostra Chiesa ci guidi ad accorgerci di chi ha bisogno di essere sollevato, aiutato mentre è abbandonato, solo ai margini della strada che passa all'interno della nostra Chiesa...

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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