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Chi lo afferma non è il "simpatico" direttore di questo settimanale. Lo ha detto e ribadito Papa Francesco nel recente Convegno Ecclesiale della Chiesa Italiana a Firenze. Se ne tenga in debita considerazione, mentre da ogni parte, bar, piazze e nel nostro Parlamento, il confronto sulle unioni civili impazza. Per dirla in parole povere un conto è capire, dialogare e ragionare per costruire ponti, altro è negoziare ciò che non è negoziabile almeno secondo una coscienza cristiana rettamente formata. Giusto rimanere buoni, cordiali ed essere simpatici, ma fra il bene e il male si deve essere chiari e pronunciare secchi no, pagando se necessario di tasca propria. Doveroso dialogare: ma qualche volta il dialogo non può che prendere e assumere la forma del dissenso. Ne abbiamo viste di tutti i colori e con tanta fantasia in queste settimane. Le famiglie Arcobaleno fanno bene a mostrarsi e a mostrarci bambini che crescono allegri e felici, noi tutti ce ne rallegriamo, ma il meglio, per un bambino, rimane un papà e una mamma. Non me ne voglia nessuno ma su questi due punti è impossibile negoziare. Si dice che sia colpa della Chiesa, del Vaticano, se in Italia i "diritti civili" spuntano con tanta fatica sul terreno delle leggi. Ma ciò è solo una mezza verità. In realtà è proprio dalle nostre terre e nelle terre dove comandava lo Stato Pontificio che è fiorito l'anticlericalismo rancoroso e fastidioso. A un recente incontro pubblico a cui ho partecipato, mi è stato fatto notare che in genere siamo proprio noi cattolici a sostenere che un figlio, comunque sia, è un dono, è un bene e va accolto senza riserve e indipendentemente che sia nato in California prendendo magari a nolo una pancia materna. Certo nessuno mette in discussione questo principio. Bisognerebbe però aggiungere e far valere questo principio anche nel caso di gravidanze indesiderate o segnate da patologie, se il punto centrale è il "diritto" del figlio, e non solo il desiderio e le voglie del genitore. Il Concilio Vaticano II ha fatto pulizia, su una certa visione di Chiesa, facendo capire che la sua missione non è difendere se stessa, ma l'uomo. È all'uomo che facciamo riferimento per dialogare e non negoziare. Attenzione alla disumanizzazione: al diritto di paternità come affare, al corpo scambiato come un continuo laboratorio adatto per ogni manipolazione, desideri e voglie che si trasformano in diritti. Il compianto Vescovo Maggiolini chiamava questo "esserci" per l'uomo cristiano come "il martirio del ridicolo", cioè la testimonianza semplice e serena benché esposta a quei irrispettosi teatrini del ridicolo in cui Littizzetto e company sguazzano e si fanno la bocca larga. Attenti, comunque a cadere all'opposto nel ridicolo del martirio. Valga per tutti la regola che su questi temi dobbiamo esserci e starci nella maniera giusta. Una maniera che piuttosto che assomigliare ad un fortino assomigli ad un'Arca nella quale verità, libertà e bontà siano il free di ingresso e di accoglienza per tutti: maschi e femmine!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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