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Chi più chi meno, ciascuno di noi può contare parecchi anelli saltati nella catena delle amicizie. I motivi, spesso in ambito di chiesa, risultano incomprensibili, e proprio per questo fastidiosi. Non me ne voglia nessuno, ma ce n'e uno che personalmente mi avvilisce in modo particolare, quando lo scopri e ne fai esperienza: l'invidia. Ti accorgi cosi che il cosiddetto amico e presente, partecipe, capace di incoraggiare, se ti trovi in difficolta, e poi scopri, con un senso di sorpresa che diventa umiliazione, che lo stesso cosiddetto amico ti ha abbandonato quando si trattava di condividere una gioia, un successo: fioccano i "se" e i "ma" che ti lasciano l'amaro in bocca. Quanta gente ti abbandona magari offesa, perché gli hai fatto il torto di essere riuscito la dove loro non ce l'hanno fatta! Che pessimo esempio! C'e chi e disposto a compatire la disgrazia, il momento buio, ma non riesce a perdonarti la fortuna, la sagacia, l'impegno, soffre terribilmente se gli altri parlano bene di te, se hai conseguito un discreto successo, pagato magari a duro prezzo, e allora ecco il chiacchiericcio, i consigli lanciati a mo' di sentenza che fanno riferimento ai "bei tempi passati". Insomma, pronti a condividere la sofferenza, non la felicita! In questo contesto di amarezza, di sorpresa, ci viene e mi viene proposta la Pasqua! Intendiamoci bene, non semplicemente il dato presente in ogni calendario, che dopo l'ennesima delusione, raff orza il legame con l'Unico Amico che non tradisce, non delude, non viene meno ne nel momento della croce ne in quello della gioia, che non e invidioso delle tue capacita, che si compiace quando riesci in qualche impresa, cosi come non vuole che ti scoraggi quando le cose non sono andate bene. No, la Pasqua, a cui faccio riferimento e il vivere trasformati, quella di continuare a credere nell'amicizia proprio quando tutto ti porterebbe ad affermare e a concludere ciò che afferma il salmo: "Ogni uomo e inganno" (Sal 116,11). Pasqua perché il Risorto ci conceda di credere nell'amicizia, magari e soprattutto sacerdotale, soprattutto quando questo valore viene offuscato da scorrettezze, da ripicche, da atteggiamenti meschini, di cui si fanno le spese! Pasqua per essere amico allorché qualcuno lo e sempre meno. Pasqua per avere la forza e il coraggio di non dire mai "avevo un amico", per riuscire a sussurrare: "e un amico temporaneamente fuori servizio". Pasqua per ricominciare, perché aldilà delle cocenti delusioni il cuore non s'indurisca in inutili recriminazioni. Pasqua per non cedere alla rassegnazione e per essere pronto a sostituire, nel nostro cuore, l'amico perduto o temporaneamente fuori servizio. Pasqua per ricevere il dono della fede: ancora una volta, significa essere sicuri che Lui "sa" ed e Amico... sempre!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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