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È vero, tutto può essere importante, anche un Giubileo, o nulla può essere importante, anche un Giubileo. Di certo la soglia, la porta decisiva è un'altra, quella interiore. Più importante anche di una qualsiasi soglia e porta santa e di qualunque chiesa giubilare dislocata in ogni diocesi d'Italia. Senza questa porta interiore ogni attraversamento di porte è puramente formale. Papa Francesco ha posto l'attenzione a contemplare e scoprire Gesù come misericordia. Ed è questa la questione centrale. Perché custodire e trasmettere la memoria di Gesù è ciò per cui vive la Chiesa. Che senso ha una Chiesa che dice tutto e non dice Gesù? Fare memoria di Lui e raccontare di Lui, soprattutto in tempi in cui è facile far impallidire le memorie e dove qualcuno va ipotizzando giorni non lontani in cui ci ritroveremo, per assurdo, cristiani senza Gesù Cristo, con una religione tiepida, fatta senza contorni e senza volti. "Adorate il Signore, il Cristo, nei vostri cuori, pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3,15). Ecco il punto e il senso di un Giubileo straordinario della Misericordia: adorare nel cuore. Non bastano più gli slogan, né per noi, né per gli altri. Non bastano le chiacchiere, nemmeno quelle religiose. Servono volti accesi dalla Memoria. Non basta il linguaggio di gruppo, serve una parola negli spazi comuni e nel linguaggio comune. Ritorniamo alle case. Ritorniamo a fare delle case, delle nostre case, case della Memoria e case del Racconto. Con semplicità. Nella lettura degli Atti degli Apostoli, si parla spesso di una casa al piano superiore dove fecero ritorno gli Apostoli, dopo aver visto il loro Maestro salire al cielo in mezzo agli ulivi. Ritornarono alla casa e c'erano con loro alcune donne tra cui Maria, la Madre di Gesù. In quella casa venne costudita la Memoria, la Memoria di Gesù, il Crocifisso risorto. In un tempo, il nostro, in cui si scoloriscono le memorie, è sempre più importante che luogo della Memoria e del Racconto diventino le case, le nostre case. La memoria è un fatto di occhi e di cuore. Anche la memoria di Gesù. C'è una distanza abissale tra "fare memoria" e "mandare a memoria" la formula. Noi ricordiamo, cioè riportiamo al cuore, quello che è stato nei nostri occhi, quello che i nostri occhi hanno contemplato. Deve risuonare nelle nostre orecchie l'invito di Papa Francesco: volgiamo gli occhi su Gesù, riaprendo il Vangelo nelle case, nelle nostre case, così che la figura di Gesù diventi, a poco a poco, Memoria, diventi compagnia del cuore. E che poi la Memoria diventi racconto, fatto di parole normali, quelle comuni, quelle del nostro tempo. Raccontare con il cuore e con nostalgia, ritornare a quei cristiani "normali", quelli che credono senza vedere e senza toccare, quelli della messa domenicale, e, attraverso questi, leggere i segni. Malati come siamo dell'eccezionalità, della straordinarietà, il rischio è di diventare analfabeti della vita di ogni giorno. Leggere e vivere e raccontare nella normalità, convinciamoci che c'è ancora spazio per benedire, dire bene, Dio, e benediciamolo. La Chiesa, la nostra Chiesa, è stata, è e sarà sempre un abbraccio che si scioglie, ora in un abbraccio, ora in un racconto: quello della nostra vita trasformata da un racconto e dalla memoria del cuore.
Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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