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Sempre più prende piede un criterio soggettivo nella definizione del vero e del buono: ognuno ritiene che il proprio percepito è parametro adeguato per operare scelte legittime e conformi al bene. E' difficilissimo sostenere che c'è una natura definita, con regole e meccanismi precisi. Ciò che un tempo veniva riconosciuto contro natura oggi è pacificamente accettato. Figuriamoci nell'ambito della fede... Il volto di Dio e i suoi comandamenti hanno le più svariate e fantasiose varianti: guai a stabilirne dei contorni precisi! Un intervento del genere verrebbe tacciato di fondamentalismo e di oscurantismo... Notavo, con che facilità, e con quale leggerezza si amministra il battesimo cristiano. Nonostante quanto affermato poc'anzi rispetto ai criteri soggettivi, la richiesta del battesimo e, quindi, l'inserimento dentro una comunità con regole e norme ben precise, è ancora percentualmente elevata. Il fatto è che, seppure la Chiesa richieda determinate condizioni, ognuno ritiene scontato che il proprio pensiero, anche se discordante, debba essere considerato degno e da rispettare a prescindere... così accade che battezzati o non battezzati, la differenza non si nota affatto! Il battesimo, che è la morte dell'uomo vecchio a favore dell'uomo nuovo, non è altro che un semplice evento folkloristico che non segnala alcun tipo di conversione. Siamo nell'anno in cui Papa Francesco ha chiesto di celebrare il giubileo della misericordia: il messaggio che forse passa è che, comunque vada, va bene... Non è così! Comunque vada Dio ci ama ed è disposto a morire per la nostra salvezza, ma non va bene così! Anche un papà e una mamma, qualsiasi scelta faccia il figlio, non smettono di amarlo, ma se la scelta porta alla morte non va bene! Il peccato va ancora denunciato, richiamato, condannato! La misericordia è un richiamo alla conversione, al cambio di mentalità... non è un appiattimento sullo status quo... Gesù nella sua misericordia ha buttato all'aria i cambiavalute al tempio, ha invitato l'adultera a non peccare più, ha rimproverato i farisei per una fede troppo formale, ha richiamato all'indissolubilità del matrimonio, ha disapprovato l'ingratitudine dei lebbrosi guariti, ha ammonito severamente i ricchi... Quando si fa passare la misericordia di Gesù come un buonismo non si dà il giusto valore al grado del suo amore per gli uomini! La verità è che spesso, anche nelle nostre sagrestie, noi vorremmo trovare nel Vangelo un ricettario pronto all'uso per valutare e orientare le nostre azioni. Non è così. Mai. Il Vangelo ti dà solo i criteri di fondo, ma poi il peso della decisione, nella situazione concreta, è tuo, e solo tuo. Il Vangelo ti dice solo che la misericordia senza giustizia è paura. Sembra bontà e invece è complicità con il malvagio. Un buonismo perdonista non tutela il più debole, e prepara la prossima vittima, magari la vecchietta o il pensionato solo. La misericordia si oppone alla vendetta, alla distruzione dell'altro e all'interruzione violenta della relazione con lui, ma non alla giustizia. Il Vangelo ti dice però anche che la giustizia senza misericordia è dura, spietata: medica lo strappo ma non ricuce la ferita, e così prepara per domani nuove rivalse, nuove rivincite, altri disordini. Un sentimento giustizialista dimentica che dietro il reato c'è sempre una persona, e dietro una persona una storia, spesso sgangherata e costellata di sbagli, ma della quale il reo forse neanche porta integralmente la responsabilità. Dimentica pure che anche per lui ci può e ci deve essere un futuro possibile di redenzione, e forse da qualche parte c'è una mamma che aspetta un ritorno. Una società veramente civile - a maggior ragione la comunità cristiana - non ripaga il torto subìto con la stessa moneta, se no riafferma quella malvagità che vorrebbe estirpare. Vedo troppi buonisti e troppi forcaioli in circolazione. Per favore, ripuliamo un po' l'aria...

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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