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Sono passati ormai quindici giorni della consegna alla Chiesa dell'esortazione post sinodale Amoris laetitia da parte da papa Francesco. Un'esortazione che raccoglie il lavoro di due sinodi riguardanti la famiglia, e si possono contare già pagine e pagine di libri, commenti dei più disparati e dei più articolati. Non ne abbiamo scritto prima, se non per riferire e riportare qualche commento e indicazione generale, riservandoci di dire qualcosa dopo averla letta. Ed è qui un primo interrogativo: i vari commentatori dell'Esortazione, l'avranno fatta la fatica di leggersela tutta? Si ha l'impressione, specie per certi commenti "laici", che questo documento, come dal resto per le altre ormai quotidiane "esortazioni" papali, si usi la tecnica di leggerle tra le righe, strumentalizzandole, spezzettando tutto ora per dare ragione ad uno, ora per dare ragione all'altro. Mi ritorna in mente, a tal proposito, la raccomandazione di un mio vecchio professore di Sacra scrittura, che amava raccomandarci di evitare di arrivare a conclusioni sbagliate rispetto all'interpretazione della Bibbia e diceva: "una frase fuori dal suo contesto, può divenire un pretesto...". Secondo alcuni ben pensanti, saremmo di fronte all'ennesima svolta epocale della morale. Come se il Concilio, l'Humanae vitae di Paolo VI, le Catechesi sul corpo di San Giovanni Paolo II o cinquant'anni di illuminata pastorale familiare non ci fossero mai stati! Papa Francesco, divide, intercetta le più variegate sensibilità, sa mostrare il volto di una Chiesa Madre misericordiosa, tutti lo ascoltano e tutti, a quanto pare, lo leggono. Ma l'esortazione post-sinodale va letta tutta e non solo nelle parti che ci appaiono "di apertura". La speranza che si leggano, per esempio, con attenzione e cura i numeri 280/284 riguardanti l'educazione sessuale, rimarrà solo una speranza o diventerà realtà? Si ha l'impressione, visto quel che circola nella rete e nel parlare comune della nostra gente che specie per i giovani, la voce della Chiesa non la si ascolta più.... L'idea oggi diffusa che il "peccato" sia un fatto individuale e interessi solo l'individuo che lo commette, è semplicemente una cosa falsa, un'autentica menzogna. Ed è qui uno dei grossi guai. La mentalità che il peccato non appartenga e non condizioni le relazioni interpersonali, fossero anche e soprattutto quelle della famiglia, la vita pubblica. L'Amoris laetitia ci consegna alcuni compiti fondamentali. Anzitutto il Vangelo della coppia, dell'amore matrimoniale e della famiglia, che rimane immutabile nel tempo, da rilanciare con coraggio; e con quella freschezza di tono e di stile che questo Papa sta trasmettendo a tutta la Chiesa. Poi (vedi nn. 291-312) il compito di "discernere, accompagnare e integrare" quelle "situazioni imperfette" di amori di coppia che, come semi, "ancora attendono di maturare" (cioè le convivenze); o che, come "alberi inariditi", ricercano una possibile riconciliazione con la Chiesa e i suoi sacramenti (ossia le nuove unioni dopo precedente matrimonio). Tocca ai confessori farlo, "secondo l'insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo" (n. 300). Ma ai confessori bisognerà pur dare dei criteri condivisi. L'Esortazione ne indica non pochi (nn. 298-300), e a partire da questi la nostra Chiesa dovrà ulteriormente specificare un metro di giudizio. Anche relativamente ai ruoli che un divorziato risposato potrà assumere nella comunità cristiana (n. 299). Prevedibilmente i sacerdoti saranno ora investiti dall'onda d'urto di quanti, intossicati di disinformazione, verranno a dire che "adesso ci si può sposare due volte". Serve perciò uno sforzo lungimirante e condiviso per "evitare che un determinato discernimento porti a pensare che la Chiesa sostenga una doppia morale" (n. 300). "Guai a voi che accumulate casa a casa e campo a campo", dice Isaia; guai a voi "che chiamate bene il male e male il bene". Sono certamente ammonizioni di un Profeta nato e vissuto tanti secoli fa, ma che dovrebbero essere ascoltate anche oggi. Parole dure, forti e luminose. Esse ci siano da maestre sulla via di quella carità, e di quella misericordia, tanto auspicata in questo anno giubilare.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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