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Siamo entrati nel mese mariano, nel mese dedicato al ricordo e alla preghiera Mamma Celeste. Quasi per magia, si vede anche qui nelle nostre terre, appare lo strumento che sin da piccini, almeno per chi vi parla, si adoperava per cadenzare la preghiera mariana: il Rosario. Provo un pochino di nostalgia al ricordo che in tempi non troppo lontani ci si trovava ogni sera a casa di qualcuno per la recita di quell'interminabile preghiera. Per quanto attiene alla preghiera c'è un equivoco sempre duro a morire ed è quello della quantità. C'è sempre la preoccupazione, per chi insegna la preghiera, delle dosi, delle scadenze. Ed è naturale che le persone "religiose" compiano il tentativo di far pendere la bilancia dalla loro parte, aggiungendovi pratiche, devozioni, pii esercizi dei più disparati e sconosciuti. Ma, ahimè, non me ne voglia nessuno: Dio non è un contabile! Dio riesce a vedere soltanto quello che l'uomo "porta dentro" quando prega! Certamente si può e si deve pregare di più, senza, per questo, moltiplicare le preghiere. Il vuoto di preghiera, nella nostra vita, non lo si colma con la quantità... una preghiera "spoglia" semplice arriva più sicuramente a Dio che non un supermercato... Amare, e lo testimoniano tanti bravi genitori, non vuol dire accumulare una quantità di cose, ma stare davanti all'Altro nella verità e nella trasparenza del proprio essere. Sobrietà come espressione di amore del bello, come momento, come caratteristica irrinunciabile della preghiera. Certe insistenze, ripetitività esasperate, precisazioni appaiono almeno sospette. Affi ora quasi la paura che Dio non abbia capito bene, o non sia troppo convinto, o abbia bisogno di suggerimenti più particolareggiati. Il rischio è quello di confondere la familiarità con l'invadenza, la spontaneità con la petulanza, l'audacia con la supponenza. Maria di Nazareth, nel famoso quadro delle nozze di Cana, ci ha fornito un esempio luminoso di preghiera coraggiosa e discreta al tempo stesso. Rivolgendosi al Figlio, ha lasciato intendere, più che imporre. Ha suggerito, non ha preteso, ha fatto vedere un desiderio ma non ha dettato una soluzione. Ha accennato delicatamente ad un bisogno, senza preoccuparsi di fornire le cifre e i dati precisi relativi alla situazione. E' dato di ascoltare preghiere che vengono definite "libere" in tanti nostri incontri, ma che in realtà sono semplici intemperanze sgangherate, e tanto più sgangherate in quanto concepite e dette come si trattasse di compitini perfetti, di una banalità allucinante. Non è certamente quello il linguaggio dell'amore e della confidenza. C'è un pregare prolisso, debordante, che finisce per diventare fastidioso e che invece di avvicinare allontana e autorizza i critici, anche e magari come educatori, a teorizzare il giusto senso cristiano della preghiera, che in taluni casi equivale a non pregare... C'è sempre qualcuno che, col pretesto di "dire tutto", finisce per "dire troppo", e rischia così di "non dire nulla". Nel dialogo d'amore, e la preghiera mariana in primis, c'è sempre un non dicibile che può essere consegnato esclusivamente a una comunicazione più profonda e affidabile di quella delle parole. Figuriamoci delle chiacchiere! Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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