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Avevo uno zio che lavorava nelle ferrovie, era un cosiddetto "scambista". Non so se la l'azienda ferroviaria usi questo termine, ma per intenderci, lo "scambista" è l'uomo addetto agli scambi, ossia incaricato di far passare, specialmente in prossimità delle stazioni, un treno dal binario all'altro. Una volta compiva l'operazione manualmente, oggi sta davanti ad un quadro con comandi elettronici. Nella società odierna, nella Chiesa, gli "scambisti" costituiscono una variante di quelli del parapioggia. Loro, che per difendersi, riescono ad indirizzare la pioggia, e soprattutto la grandinata, sul campo del vicino. Tipi gentili, insomma, ciò che chiamiamo altruisti. Certe parole, specie se scomode, non le gradiscono, non fanno per loro, offendono le loro orecchie estremamente sensibili. "Ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo". Parola di Matteo Renzi a proposito della legge sulle unioni civili. Perfetto. Si tratta di una di quelle frasi che non ammettono repliche. Su che cosa deve giurare il capo del governo? Ovviamente sulla Costituzione. Ma quando una cosa ovvia viene enfaticamente affermata vuol dire che non è poi così ovvia o per chi la dice o per chi l'ascolta o per tutti e due. Il credente medio sa che "le coppie di fatto sono un fatto" e quindi bisogna riconoscerle con una legge. Bene. Ma lo stesso credente sa che la cultura ispirata dalla sua fede non coincide con quella che viene fuori da questa legge. La coppia eterosessuale e quella omosessuale non sono la stessa cosa. Per cui, da una parte, quel credente riconosce come positivo il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, ma lui, credente, non può condividere e, inoltre, vede con una certa ansia la possibilità che il riconoscimento di fatto possa portare una equiparazione delle coppie omosessuali e che si possa arrivare a un matrimonio omosessuale come di fatto avviene già in molti Paesi dell'Occidente. Ma gli scambisti, dall'occhio infallibile, non si lasciano sfuggire l'occasione per rinfacciare ciò che renderebbe obsoleto il nostro cristianesimo. La frase di Renzi riduce tutto a una negazione: la fede non ha nulla da dire a questa legge. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte a una riedizione di quell'atteggiamento molto diffuso che colloca la fede da una parte e la morale dall'altra. Vado in chiesa, prego, ma poi decido io cosa fare nella mia vita privata e in quella pubblica. E poco importa che quello che decido sia in contrasto con quello che credo. Che sia un atteggiamento diffuso, d'accordo. Ma è ovvio che un credente si sente di esprimere quanto meno qualche perplessità. Nell'antica lettera a Diogneto descrivendo l'atteggiamento tipico del cristiano l'autore scrive: "Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera". Il Libro del Siracide dice una cosa assennata: "Quando un uomo riflette, gli appaiono i suoi difetti". E aggiungo io, scoprendo le proprie numerose bugie e magagne, gli vien meno la voglia e il tempo di occuparsi di quelle altrui. Il gioco perverso del rincorrere il "secondo me", che ha contraddistinto la legge sulle unioni civili, è stato costellato da uomini che abilmente si autodefiniscono "uomini che parlano bene". Un uomo parla bene e va lodato solo quando dimostra di avere il massimo rispetto per le parole, e le impiega con parsimonia per dire cose giuste che vanno dette nei tempi e nei modi giusti. E non me ne voglia nessuno, non mi sembra che il nostro premier, come parlatore brillante, sia uno che illumina il cammino altrui. Ricorre ai fuochi artificiali per impressionare, sbalordire, far rimanere a bocca aperta, ma subito dopo "scambia" a suo piacere ciò che non potrebbe, quanto meno per coerenza, essere cambiato. In questi scambisti che si definiscono nonostante tutto cristiani, la cosiddetta umiltà è stata soppiantata dalla "visibilità", apparire e sgomitare per mettersi in vetrina, far parlare di sé... e intanto ci dimentichiamo di consegnare un mondo normale e naturale ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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