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In fondo, ciascuno di noi deve essere grato per le cose che gli succedono, fosse anche uno stop indesiderato per qualche acciacco fisico, ma che in fondo pone sul tappeto della tua vita, del tuo stile, questioni e domande impegnative. Ci preoccupiamo e ci affanniamo, come Marta, in tante occasioni, e "diciamo su" a coloro che meditando nel silenzio consideriamo essere devoti di San Comodo, amici di Maria. Tuttavia, per Gesù questa è la parte migliore, ossia la parte dell'ascolto, della meraviglia. Eppure noi tutti corriamo, il mondo d'oggi corre, corre sempre più in fretta, velocità e obiettivi da capogiro. Ora il cristiano dovrebbe vedersi anche come segnale di stop, di scandalo, come enorme ed inquietante punto interrogativo. Dobbiamo avere il coraggio di fermarci e pensare seriamente ad alcune cose, che nella nostra corsa stordente, abbiamo dimenticato. Dobbiamo dirci chiaramente che correre non vuol dire crescere. Dobbiamo dirci che, correndo, siamo diventati distratti, svagati. Non ci accorgiamo più di quali esistenze vere abbiamo bisogno, non ci accorgiamo più dell'Altro e della presenza degli altri. Dobbiamo ammettere che, a forza di correre, non riusciamo più a fermarci, e perciò ci è difficile conoscerci, riconoscersi: siamo incapaci di silenzio, di meraviglia, di apprezzamento e, perché no, di preghiera. Dobbiamo dirci, con sincerità, che a forza di proporci obbiettivi indegni, sproporzionati alle nostre capacità, abbiamo perso la gioia vera. E, infine, dobbiamo ammettere che l'aumento delle conoscenze può esser utile soltanto, e specie ora, se accoppiato ad un aumento di coscienza, che l'aumento di potenza diventa pericoloso se non è accompagnato da un aumento di saggezza. Quando non siamo più in grado di fermarci, non siamo più capaci di ammirare, la velocità ha finito per toglierci la meraviglia. Sfioriamo le cose, collezioniamo luoghi, immagazziniamo emozioni, spesso senza entrare in comunione con nulla. I nostri "chi" diventano fatti soltanto per guardare di sfuggita, non per vedere, per osservare, e le meraviglie della creazione, in primis l'uomo, diventano solo oggetti e non spazio di contemplazione. Se c'è qualcosa che ci può ancora fermare nella nostra corsa e provocarci fino ad esclamare ancora il nostro "oh" di stupore è soltanto l'esplodere di un vento sensazionale... Ma, ahimè, magari da un letto o da un corridoio di ospedale, ti accorgi che le meraviglie non mancano, sono sempre presenti, puntuali, ma noi non riusciamo più a vederle come meraviglie, appunto perché le abbiamo sempre sotto gli occhi. In fondo, non capita spesso ma può succedere: il Signore ci chiede di sostare qualche istante. La parte migliore non è quella di chi moltiplica le cose e le attività, fossero anche di e per la Chiesa, la parte migliore è quella di chi si accorge della Sua presenza. Allora il silenzio diventa più eloquente di tutte le parole.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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