Slide background

Oggi, indubbiamente, siamo di fronte ad una svalutazione della parola, dovuta, come dicevo nell'editoriale scorso, alla scomparsa del silenzio. Dobbiamo però precisare che l'uomo, imperterrito, continua ad usarle queste parole e ad abusarne, magari facendo il pelo e il contropelo a chi le ha scritte. Quelle parole, possiamo dire, sono parole stanche, spossate, sfinite, non riescono più a dir nulla di significativo, sono diventate segni e suoni incomprensibili e non credibili. Non me ne voglia alcuno, ma quelle parole occorrerebbe lasciarle riposare in un salutare e prolungato bagno di silenzio, per, innanzitutto, capirle e poi per restituire loro splendore ed efficacia. Invece, qualcuno continua ad "usarle" in maniera spropositata e soprattutto irresponsabile. Facciamo dire loro tutto quello che vogliamo. E le parole stanche, usurate, finiscono poi per stancare, diventare insopportabili e noiose. Esistono, come diceva un filosofo contemporaneo, "parole parlate" e "parole parlanti". Le "parole parlate" sono le parole non pensate, ripetute meccanicamente, e quindi non credibili, non affidabili perché sono pronunciate sempre "contro qualcuno" e non a favore di qualcuno. Sono parole compiaciute di sé. Queste parole parlate, feriscono, percuotono l'orecchio, magari lo accarezzano, ma difficilmente sono capaci di arrivare al cuore delle situazioni e smuovere qualcosa dal "di dentro". La "parole parlanti", quelle che qualcuno confonde come sermoni, sono parole che hanno qualcosa da dire, e in fondo riescono a dirlo. Sono parole magari dure, essenziali, ma sono calde, oltre che trasparenti. Parole "rispettabili", che si offrono per essere prese sul serio. Sono, checché ne pensi qualcuno, autorevoli, anche se chi le pronuncia non ha alcuna autorità ufficiale, parole che hanno un peso, e che magari ti accorgi che arrivano da lontano... parole che ti frugano impetuosamente e misericordiosamente... Forse queste parole "parlanti" non risolvono alcun problema, ma fanno pensare, non offrono spiegazioni, ma costituiscono un caldo invito all'azione. Mentre le parole parlate ronzano nell'orecchio (fastidiose come vespe), le parole parlanti provocano una risonanza interiore. Dice un saggio: "Vicino alle parole l'abitudine. Vicino al silenzio la verità". In conclusione, il testimone deve avere il coraggio di puntare sulla forza delle parole, ma insieme, deve avere la capacità di rivalutarle. Eccoci, dunque, in estate. Un tempo, quello dell'estate, che ci avvolge con i suoi ritmi, i suoi riti, i suoi desideri e ci off re, per liberarci dalle fatiche di un lungo inverno, l'opportunità di un tempo, che chiamato "libero", c'incatena di un'infinità di abitudini e svuota di senso, di scopo, di significato le diverse opportunità che, invece, questo tempo può offrirci. Per qualcuno è ancora il "tempo della cicala", immagine di una vita vuota, scanzonata, se non quasi irresponsabile, da godere, e dedita al divertimento vuoto e senza senso, da contrapporre ad una formica lavoratrice, frenetica e indaffarata, ma anche schiava dei ritmi della produzione, del desiderio di possedere. Ma l'estate non è un tempo vuoto, ma un tempo di libertà. Tempo riempibile di senso per non sprofondare, poi, nella noia per non rinchiudersi nello smarrimento, per non allontanarsi dalla vita, dal quotidiano, perché stufi della sua monotonia. Estate è il tempo per fermarsi, per sostare, per verificarsi, per tentare magari di riprendere in mano la propria vita. Tempo per sé, tempo per gli altri, tempo per le amicizie, tempo per l'essenziale, tempo per lo spirito, tempo per Dio. Il tempo "parlante"... Estate per dire dolcezza. Dolcezza che non va confusa con le sdolcinature, che ne rappresentano la caricatura. Dolcezza, dopotutto, presuppone forza e diventa espressione di forza! La dolcezza è una forza dominata, i violenti, i prepotenti, i villani e gli arroganti, in realtà sono dei deboli. Le resistenze più ostinate si piegano con la forza della dolcezza, così come le ferite più profonde si possono rimarginare con le carezze della parola e del suo contenuto.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

all rights reserved

powered by duemmeweb