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Personalmente non ho mai avuto dubbi: la carità comincia dallo sguardo. E a voler bene pensare, ciascuno di noi nella vita ha fatto l'esperienza di uno sguardo speciale, unico, che in situazioni particolari e speciali ti ha salvato. La Sacra Scrittura è piena di vite salvate da uno sguardo: l'adultera e Zaccheo devono la propria salvezza a uno sguardo. Lo sguardo cristiano è, in un certo senso, creatore. Chiama all'esistenza autentica, risveglia il suo essere autentico, reale, liquida ciò che ci fa dire che quello o quell'altro è farabutto, canaglia, è uno sguardo che cambia. Quante vite, quante situazioni cambierebbero se cambiassimo, educassimo in maniera diversa e "cristianamente" orientata il nostro sguardo. Il romanzo di Georges Bernanos, "I grandi cimiteri sotto la luna", scritto per denunciare e condannare le atrocità di guerra nella Spagna franchista, ci torna alla memoria di fronte a un Mediterraneo che raccoglie, nelle sue profondità, migliaia di bambini, donne e uomini. Volti spesso che ci dicono una tenerezza, uno sguardo negato. La storia si ripete: a distanza di anni e in contesti storici diversi, il male che li ha abitati continua ad abitare oggi e la ripugnanza di allora si perpetra nella ripugnanza di oggi. Nel romanzo di Bernanos la luna diventa punto luminoso, un "faro" che divide morti e vivi, divide il silenzio dei vivi di fronte ai silenzi dei morti, silenzi che diventano nella storia grida, pianti, domande. C'è qualcuno che, guardando a questo mare diventato una immensa tomba, tenta di affermare che non lui, ma solo gli altri devono rispondere di questa tragedia. Una tragedia che diventa monito. Un monito al mondo, a noi occidentali vicini... Dalle profondità del Mediterraneo un appello all'impegno per la giustizia. "I grandi cimiteri sotto la luna interrogano ancora, e di più, l'onore dei cristiani. Fame, arsenali, violenza, devastazioni" chiedono minacciosamente conto della nostra qualità. E v'è l'esigenza che la qualità democratica e cristiana si renda percettibile per una coscienza inquieta, per la continuità di una vibrazione ideale". Sono parole di Mino Martinazzoli, che ha attraversato la storia del nostro Paese lasciando feconde tracce di pensiero, di progetto e di impegno. Sono state pronunciate e scritte molti anni prima della tragedia nel Mediterraneo, si riferivano ad altre disumanità. I grandi cimiteri sotto la luna di oggi rendono inquieta la coscienza, bussano insistentemente alla sua porta, mettono sotto esame quelli che Bernanos definisce "i benpensanti", coloro che sono sempre pronti a chiamarsi fuori, a definirsi realisti, a puntare il dito verso altri, mai verso se stessi. Il rimpianto del "si poteva evitare quest'ennesima tragedia" vale poco o nulla, anzi costruisce parte dei grandi cimiteri sotto la luna, cimiteri che continuano a parlare anche a televisore spento, a pc chiuso, a giornale ripiegato. Parlano delle atroci sofferenze dei morti annegati non tanto per suscitare emozioni, ma per chiedere ai vivi di fermarle, di impedirle con le armi della giustizia, della solidarietà e della pace. Parlano e richiamano ciascuno ad uno sguardo diverso. Lo sguardo cristiano si rifà allo sguardo del Cristo: uno sguardo che non si rassegna "al poco di buono". Si ostina a cercare, a mettere in luce il molto del buono, il meglio che c'è in ogni persona, uno sguardo rivelatore, perché manifesta all'uomo di ogni tempo le sue possibilità, la sua vera dimensione, la sua chiamata. Uno sguardo libero che rappresenta in tutti i tempi un appello alla libertà, libero perché ha sfondato la prigione del proprio egoismo, delle proprie comodità, della propria indifferenza, dei propri interessi per aprirsi all'altro, chiunque esso sia, in un atteggiamento di accoglienza, simpatia, discrezione, cordialità, delicatezza, ma soprattutto di bene-volenza. Sì, soltanto se acquistiamo uno sguardo simile, potremo onorare i grandi cimiteri sotto la luna.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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