Slide background

Si fa un gran parlare di onestà, di giustizia, specie se si deve giudicare o commentare comportamenti poco chiari e discutibili. Ci si erge a paladini di giustizia, ad implacabili ragionieri nei confronti dell'onestà altrui, e poi ci si dimentica di tanto altro. Sarebbe opportuno precisare, e lo faccio da sacerdote, che l'onestà va praticata anche con Dio, che occorre essere giusti con Lui. Essere onesti con Dio significa non chiamarlo continuamente in causa, muovergli accuse di responsabilità per le disgrazie che ci affliggono, mentre sul banco degli imputati ci dovrebbe essere qualcun altro. E mi spiego... Nelle tragedie che ci hanno lasciato stupiti ed increduli, quella occorsa alla stazione di Corato in Puglia e quella a Nizza, si è gridato, urlato: "Dov'è Dio?". Quasi a rinfacciargli la sua estraneità, indifferenza ed assenza, o addirittura complicità col male. I fatti si sono verificati, anche questa volta, in circostanze particolari, imprevedibili; è chiaro ed è palese che le colpe di ciò che è successo vanno ricercate non in cielo ma in terra. Sulla nostra impazzita terra! La domanda, onestamente, andrebbe capovolta: dov'è l'uomo? E' l'uomo, infatti, non Dio, che deve essere chiamato in causa, messo con le spalle al muro, inchiodato alle proprie responsabilità. Troppo facile scaricare su Dio colpe che invece vanno addebitate all'uomo. Dio diventa così, il comodo alibi delle nostre inadempienze. Il fatto è che, troppo spesso, è il credente a non compiere il suo dovere, a risultare "assente", a far perdere le proprie tracce, a sottrarsi ai propri compiti. Accade l'irreparabile, muoiono bambini, giovani, adulti, anziani, irrompe nella nostra storia quella condizione, la morte, che trasforma il nostro volto in maschera senza vita, ma noi non riusciamo più a guardare la maschera, dobbiamo parlare subito di responsabilità, mandare persone che hanno tecniche più o meno efficaci per farci stare nel deserto della morte. Quello che però ci deve veramente stupire è la nostra impreparazione alla morte. Non abbiamo più parole per esprimere questo evento fondamentale che fa parte della nostra esistenza. Dobbiamo chiamare gli "specialisti", psicologi e sacerdoti, e li abbiamo visti tutti accampati fuori dagli ospedali pubblici, nelle tendopoli, affinché potessero, loro, dirci qualcosa su quello che è tragicamente accaduto. Parlavo di onestà nei confronti di Dio... si può essere disonesti con Lui in tanti modi, quello, per esempio, più frequente che consiste nel ritenere che Dio sia totalmente a mia disposizione, di interpretare i rapporti con Lui a senso unico. Ciò avviene soprattutto nella preghiera di supplica. Ma nel dinamismo autentico della preghiera si deve verificare uno spostamento decisivo della domanda, e mi spiego. Non: che cosa voglio, pretendo da Dio. Ma: che cosa Dio vuole o anche semplicemente attende da me. Non: di che cosa ho bisogno. Ma: di che cosa Dio ha bisogno. Non: prima di tutto le mie richieste. Ma: le richieste da parte di Dio nei miei confronti. La preghiera, magari quella che qualcuno di noi sperimenterà in queste vacanze, riesce "onesta", quando finiamo per metterci a disposizione. Nel bazar che ciascuno ha e si è costruito rispetto ai bisogni che divengono alla lunga idoli a cui siamo disposti a sacrificare tutto, manca talvolta la cosa essenziale: la chiarezza. Talvolta scambiamo i capricci per aspirazioni. La preghiera può rappresentare l'antidoto contro i veleni della propaganda e della pubblicità, facendoci scoprire ciò che è essenziale, e anche ciò di cui possiamo benissimo fare a meno. La preghiera, anche la più semplice, ci aiuta a dire no ai falsi bisogni in nome di un sì superiore. Essere onesti con Dio significa essere onesti con la vita. Le cose che dipendono da noi, dai nostri sforzi, dalla nostra buona volontà, e non da Dio, sono molto più numerose di quanto crediamo. Lui vuole e desidera che, nella normalità dei casi, ce la caviamo da soli, con le capacità, la fantasia e l'intelligenza di cui siamo dotati. Ricordiamoci che quando finiamo di pregare, tutto resterà da fare. Insomma, la preghiera non basta mai, non è mai "abbastanza", proprio perché, se siamo onesti con noi stessi e con Dio, dobbiamo riconoscere che c'è sempre qualcos'altro da fare oltre la preghiera. A voi tutti cari amici un sereno augurio di buone vacanze.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

all rights reserved

powered by duemmeweb