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In questo periodo feriale, grazie alla frequentazione degli scout, ho avuto modo di riflettere e di soffermarmi sull'ultima lettera di Baden- Powell, il quale affermava, rivolgendosi agli scout: "... ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Preoccupatevi di lasciare questo mondo un po' migliore di come lo avete trovato, e quando suonerà la vostra ora di morire, potrete morire felici di non aver sprecato il vostro tempo...". É vero: l'essere adulto implica, specie in ambito educativo, essere "ponte" tra il mondo e i "figli" di questo mondo. Se è vero che si mettono i figli al mondo, secondo un fatto meramente biologico, è altrettanto vero e necessario portare il mondo ai figli, secondo quello che definiamo più o meno generazione culturale, ovvero l'educazione. Questa operazione che viene sempre più marginalizzata comporta che l'adulto sia responsabile del mondo nei confronti dei figli e dei figli nei confronti del mondo. L'adulto deve dare delle risposte: rispondere innanzitutto del mondo ai figli. Tutto ciò è possibile se l'adulto accetta la condizione umana per quella che effettivamente è, senza risentimenti né ipotetiche rivolte imbastite intorno ad una birra in uno dei tanti bar della nostra città. Deve accogliere la verità per la quale la piena umanità di ognuno nasce nel momento in cui le elementari leggi e regole di vita diventano alleate e smettiamo di metterci contro con un giovanilismo assai poco producente. Il mondo per un cattolico non rappresenta il paradiso né tanto meno una o la meta ideale. I limiti e le leggi proprie del mondo, come pure la presenza dell'uomo in esso, non sono certo come le descrivono certe pubblicità. Attenzione, il mio non è pessimismo: a volte la vita è più bella di quelle pubblicità, ma normalmente, dobbiamo esserne convinti, meno, molto meno. É dunque decisiva la capacità dell'adulto di amare la vita per quello che è e non come luogo ideale dei propri sogni o bisogni, per cercare di essere concretamente incisivi nella realtà che ci circonda. L'adulto è uno che conosce e sperimenta la limitatezza, la debolezza, come pure la vecchiaia, la malattia, la morte, che sappiamo toccare in dote ad ogni essere umano. Ma c'è un ma: riconosce e accetta che la legge della crescita è la capacità della rinuncia e nello stesso tempo, la capacità di uno sguardo accogliente sulla vita, nel suo esplicitarsi nel tempo. Fare da "ponte" come educatori tra il mondo e i nostri figli significa, quindi, ogni volta trasmettere la fondamentale certezza che quella umana è una vita vivibile e amabile non a dispetto del fatto che abbia leggi e fondamenta, ma, proprio perché ha leggi e fondamenta, alleandosi con esse, ciascuno può diventare veramente attore, ma soprattutto autore unico e irripetibile della sua vita. Insomma, rispondere dei figli rispetto al mondo significa per l'adulto assumere la piena consapevolezza del fatto che il futuro, che i figli fisicamente e simbolicamente rappresentano, è il tempo della sua "scomparsa". Si mettono al mondo dei figli, perché si è consapevoli, dopo tutto, del nostro destino mortale. Il vero scopo dell'adulto è passare la vita, accendere la vita. Essere ponte, ponti... anche con il nostro settimanale Notizie che ospiterà due nuovi personaggi che ci daranno una mano ed esplorare il complesso rapporto tra educatori- genitori- figli: madre Marilena Paggiato, pedagogista canossiana, e Salvatore Porcelluzzi, psicopedagogista con la rubrica Il respiro dell'anima. A loro un caloroso benvenuto e a voi, lettori, un ben ritrovati!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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