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Per un cristiano la parola coraggio indica molto di più di quello che siamo soliti pensare. Coraggio per un cristiano vuol dire innanzitutto fedeltà a Dio, una fedeltà capace di essere testimoniata a chi ci sta accanto. Coraggio come virtù! Non quindi gesti isolati, ma piuttosto uno stile, un modo di vivere e di essere ogni giorno. Il coraggio, cioè, nella vita quotidiana e della vita quotidiana. Dobbiamo riconoscere che ancor prima che di coraggio, noi siamo esperti di paura, conosciamo tutte le paure. Siamo esperti di debolezza, le nostre e quelle degli altri, di fragilità, di tradimenti, di pigrizie, non possiamo nasconderci che forse ancor prima che di coraggio siamo esperti di tutto questo. Il primo contributo della comunità cristiana a questa considerazione pensosa sul coraggio è rappresentato dal coraggio della misericordia. In questo rush finale dell'anno santo della Misericordia siamo chiamati ad esercitarci nel coraggio della misericordia anche a fronte del rischio dell'incomprensione, dell'essere fraintesi, dell'ostilità, e di stare buoni, buoni in silenzio, anche di fronte a interventi spropositati che, vomitati addosso alle persone, pesano come sentenze piene di livore. Si tratta, in sostanza, di un amore a fondo perduto. Il coraggio della misericordia è il coraggio di Dio, perché se noi possiamo dire una parola sul coraggio, dobbiamo parlare del coraggio di Dio. É questo, il coraggio di Dio, che noi cristiani siamo chiamati ad annunciare, a testimoniare: si tratta del coraggio dell'amore, di un amore rischioso, di un amore che si affida. Il coraggio di Dio è quello di affidare se stesso all'uomo. Nella creazione, Dio non affida all'uomo soltanto il Creato, ma affida l'uomo ad un altro uomo; addirittura affida Lui stesso alla libertà della sua creatura. Il coraggio di Dio è fidarsi dell'uomo, affidarsi all'uomo. Diceva don Abbondio nei Promessi Sposi: "Il coraggio, uno, non se lo può dare", constatazione vera solo in parte! Dopo ormai due anni della mia permanenza a Notizie, devo segnalarvi tre esercizi di coraggio che ho fatto miei e che vorrei condividere con ciascuno di voi. Il primo esercizio è il coraggio appunto della vita quotidiana, della narrazione e del vivere la nostra quotidianità. Esiste un bello da narrare, da raccontare, da condividere che comporta lo sforzo di confrontarci con ciò che siamo, in forza e grazie al nostro battesimo, anche attraverso un giornale. Il secondo esercizio è il coraggio di privilegiare la costruzione della comunità, più che l'affermazione di una assoluta autonomia rappresentata dalle singole individualità. Il coraggio vero non nasce dalla considerazione delle proprie forze, ma dalla fiducia che diamo e riceviamo. Fiducia nel prossimo, nella figura umana del mondo. Il coraggio di affrontare le minacce e le paure. Questo coraggio ci viene dall'essere insieme, dal costruire comunità, dal regalo di farci prossimi alimentando la fiducia. Se guardiamo bene, la paura è sempre legata alla solitudine, come succede nella notte che crea mostri. E infine, il terzo esercizio, è il coraggio della preghiera. Sì, proprio la preghiera! Come preghiamo? Preghiamo per abitudine, osiamo essere coraggiosi nella preghiera? Ma L'atteggiamento è importante, perché una preghiera che non sia coraggiosa non è una vera preghiera. Quando si prega, ci vuole il coraggio di aver fiducia che il Signore ti ascolta, il coraggio di bussare alla porta. Il Signore lo dice: "Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto". Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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