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Sono rimasto favorevolmente stupito dalla presenza massiccia alla cerimonia di accoglienza delle reliquie di San Giovanni Paolo. Una domanda mi ha frullato e mi frulla per la testa: cosa siamo andati a fare, sabato scorso, a Quartirolo? Non foss'altro per un gesto di riconoscenza al grande Papa santo, che per 23 anni si è sobbarcato la faticaccia di guidare una Chiesa in fermento, trottando da un capo all'altro del mondo con lo zelo del buon pastore. Capita di dimenticarselo, il tempo e la poca dimestichezza al ricordo fanno brutti scherzi, e capita ancor più spesso quando si parla dell'attività che coinvolge oggi il nostro Vescovo o di quella di Papa Francesco; ma certe sfacchinate fi siche e mentali non sono propriamente una bazzecola. Chi di noi, al di là dalle facili e sciocche battute, sarebbe in grado di portarne il peso? Un po' di riconoscenza, quindi. Merce rara, tra l'altro. Tutti, chi più chi meno, prima o poi ne paghiamo dazio: dal genitore che, dopo essersi spremuto come un limone tutto il giorno, si sente rimbrottare dal figlio adolescente per il sugo della pasta, al parroco, o come si dice qui a Carpi, al "prete", che la sua quota di impietosi contestatori parrocchiali se la deve comunque sobbarcare. Ovviamente di mezzo non c'è solo la riconoscenza. L'arrivo e la peregrinatio delle reliquie del Santo Papa è stata scelta voluta dal Vescovo Francesco per implementare nella Diocesi il farsi concreto della Misericordia celebrata in ogni dove in questo Anno Santo, per richiamare ciascuno, giovane e meno giovane, a puntare in alto, ad andare oltre la drammaticità di un terremoto che ancora segna la nostra gente e a tenere ben presente la vocazione universale alla santità. Lasciando da parte la buona riuscita o meno che avrà questo avvenimento per ciascuno di noi, sempre da capo siamo rimessi di fronte all'interrogativo cruciale: Chiesa di Carpi, cosa dici di te stessa? A cosa ti chiama il tuo Signore? Troviamo nei Vangeli un triplice accumulo di esperienze: Gesù, i Dodici, la folla. Gesù: l'umanità perfetta del nostro Dio, che raccoglie in sé il Regno di Dio nelle vicende umane di ciascuno di noi. La folla: il campo di lavoro ove il Maestro semina, dissoda, concima, pota, miete, fruttifica e festeggia. L'umanità che vive, lavora, soffre, spera. La grandezza di Gesù è da ricercare e scoprire in quel saper afferrare le persone nei momenti delicati, travagliati della loro vita, nei passaggi cruciali: la domanda di gioia, la ricerca di felicità, le diverse povertà, i fallimenti del peccato, l'attraversamento del dolore, l'enigma della morte. Nel vivere questa umanità Gesù illumina, abbraccia, incoraggia, critica anche. Il Cristianesimo è la storia dell'incontro fra il Dio incarnato e l'uomo "scarnificato" che tende all'abbraccio di umanità rappresentato proprio da quel Dio che spesso teniamo lontano da noi. E i Dodici, cioè la Chiesa? Come entrano nella trama di questo incontro? Ecco la grande domanda che ha la pretesa di avere una riposta da ciascuno di noi. La Chiesa è tante cose insieme. Checché ne dica qualcuno! Comunità apostolica, ossia i più stretti collaboratori del rappresentante del Vescovo (successore degli Apostoli) in quella porzione di territorio chiamata "parrocchia". Collaboratori da promuovere e da formare. Poi i praticanti, coloro che partecipano settimanalmente alla Messa nella speranza di una parola che illumina e di un incontro fraterno. Quindi i cristiani della soglia: normalmente lontani e latitanti, sono i passaggi esistenziali (la nascita di un figlio, un amore da benedire, un lutto da funerare) a riportarli nell'orbita della Chiesa. Ma lì cosa incontrano? Burocrazia ecclesiastica o il cuore di una Madre? Domande per ciascuno di noi... a cui dare una risposta!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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