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Dopo aver assistito, increduli, al fatto che anche l'amministrazione comunale si sia accodata alla fabbrica commerciale, e non solo, con l'organizzazione di iniziative discutibili e risibili come quelle di incontri macabri inneggianti alle zucche vuote, alla cosiddetta festa di halloween, da più parti si è gridato alla meraviglia, allo stupore, ai "tempi buoni" rispetto agli attuali "tempi cattivi". Si trattasse solo di questo... Checché ne dica qualcuno, i "tempi cattivi" ci sono sempre stati, anzi sono cominciati precisamente il giorno dell'apparizione dell'uomo sulla terra. Chissà quante persone, nel corso dei millenni, si sono lamentate: "In che tempi ci tocca vivere!". E tanti si saranno chiesti, allarmati: "Di questo passo, dove andremo a finire?". Di giorni cattivi in giorni cattivi, bene o male, si è arrivati fino ad oggi. E i predicatori a denunciare, talvolta con parole di fuoco, le distorsioni dei tempi moderni. "Stiamo toccando il fondo". Il fatto è che il fondo è stato toccato subito, fin dall'inizio, nel momento stesso in cui l'uomo ha commesso la prima sciocchezza, alla quale purtroppo ne sono seguite tantissime altre, e non è ancora finita. Si vive in un'apparente contraddizione: fare buon uso del tempo, trarre vantaggio da esso perché i giorni sono cattivi. Si tratta di non lasciarsi afferrare dallo sconforto, demoralizzandoci, dal senso di assenza, perché di questo si tratta. La sapienza ci sollecita a rimanere al nostro posto con serenità e fermezza, senza lasciarsi prendere dal panico e senza urlare disfatte apocalittiche anche all'interno della nostra Chiesa. Si tratta, piuttosto, di sfruttare i tempi malvagi. Che significa trarre frutto, ma anche produrre frutto in stagioni poco propizie. Ossia il compito del cristiano del nostro tempo è far scaturire qualche scintilla di luce da scenari bui, ostinarsi a mettere sulla tavola degli uomini, ingombra talvolta di cibi avvelenati, anche questi prodotti della scienza. I frutti del banchetto eucaristico: amicizia, fraternità, pace, giustizia, riconciliazione. Fare buon uso del tempo quando i giorni sono favorevoli può essere facile: basta abbandonarsi alla corrente del "così fan tutti". Invece, per approfittare di situazioni negative, occorre andare contro corrente. E' duro, faticoso, ma ne vale la pena. D'altra parte, il "Pane della vita" non ci è stato off erto per una comoda passeggiata di distensione "spirituale" in una zona protetta, nell'attesa che si spalanchino, accoglienti, le porte del paradiso! Sarà bene non dimenticare che l'Eucarestia ci è stata donata in circostanze assai poco propizie, diciamo infatti: "nella notte in cui fu tradito". Quel "Pane disceso dal cielo" può permettere, oltre la scienza, di attraversare il deserto umano senza dimenticare di farlo fiorire, di trasformarlo. Con i tempi che corrono, non ci è consentito lasciare dietro di noi, come gli Ebrei dell'Esodo, i lamenti, le mormorazioni, i rimpianti, la nostalgia di tempi migliori, le proteste. Dobbiamo spaccare "la crosta" di un terreno ingrato, grullo, come si dice in toscana, per inserirvi grumi, zolle di speranza. Abbiamo un capitale prezioso che teniamo nelle nostre mani, il tempo presente, che va utilizzato nel modo migliore e più vantaggioso. Non è possibile riempire l'esistenza di qualsiasi mercanzia che ci viene propinata, ma è necessario pensare e conseguentemente agire per ciò che il Signore desidera da noi. La speranza è azione di grazie. I giorni cattivi non sono, come qualcuno crede, un "caso meteorologico", sono semplicemente prodotti dagli uomini, da noi. Possono e devono essere riscattati da un dono che "scende" non sulla tavola dei buoni, ma da chi umanamente è conscio di essere povero, peccatore. Dio vuole, desidera vederci vivere veramente. Noi diciamo: "lavora e guadagna...", Lui esige che ciascuno prenda il suo tempo per vivere... senza zucche vuote, quelle vanno solo mangiate!
Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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