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Si parla molto di impegno oggi. Si dice: "Bisogna impegnarsi...", ma non si dice in che cosa, si accetta addirittura che ci siano impegni contraddittori. Poco importa, purché ci si impegni! A mio parere, l'unico modo corretto di incitare all'impegno non è quello di esaltarlo, o di tirarlo in ballo in ogni e qualsivoglia documento, ma di lodare l'oggetto per il quale ci si impegna. A voler ben guardare quelli che si accalorano, attorno all'impegno non sono poi così impegnati: parlano, parlano, ma chi e veramente impegnato non parla del suo impegno, parla piuttosto del suo tesoro, della Realtà che per lui conta. Ci apprestiamo ad iniziare il tempo dell'Avvento, un tempo forte, dell'impegno! Nonostante quello che spesso si dice, la vita cristiana non e difficile da praticare, ma da capire. Il problema non e di essere bravi ma di accogliere la Luce, non irrigidirsi di fronte ad essa o, ed e la stessa cosa, non schivarla abilmente per l'impegno o gli impegni. La realtà nella quale siamo immersi, come ho avuto già modo di dire, non e perfetta ma e magnifica, purché la si guardi nella luce e con gli occhi di Dio. A noi, magari, appare come una situazione pietosa e vergognosa, ma per Gesù e il suo amore e gloriosa. Non dobbiamo avere paura delle difficoltà della vita, e nemmeno dei nostri quotidiani errori; questi non ci impediranno di trovare Dio. Dobbiamo avere piuttosto paura di ciò che non ci fa paura e che ci impedisce veramente di trovarlo. Si può rifiutare la Luce in tanti modi: anche in modo sottile, discreto, perfino cortese! Un tempo, quello dell'Avvento, che ci prepara ad accettare colui che viene non nel chiasso, ma in semplicità. Un tempo per denunciare la mentalità moderna. Siamo una generazione traumatizzata da tanti choc. Viviamo in una tale contestazione, un tale disorientamento, un crollo di tutto ciò che ci sembrava saldissimo, che dal punto di vista umano non esiste più una salvezza possibile. L'equilibrio nervoso e troppo scosso, non si sa più che cosa significhi fedeltà a una parola data o ad una promessa... Sant'Agostino diceva al momento della presa di Roma: "Perché meravigliarsi se i monumenti crollano, e la civiltà con loro? Ciò che e mortale e destinato a morire. Niente e immortale al di fuori del Regno dei Cieli". Giovani o vecchi, non abbiamo niente in mano se non ci impegniamo a camminare verso e incontro al Salvatore e alla sua grazia. Dunque prendiamo l'impegno e diciamo sì a Dio. Prima di tutti i nostri sforzi, prima delle nostre minute fedeltà e delle nostre lodevoli iniziative, Dio ci chiede di dire di sì. Questa piccola parola e l'unica collaborazione che possiamo offrire a Dio: dire di sì ad un'azione che non è la nostra azione. Un sì che equivale a fedeltà. Una fedeltà non tracciata una volta per tutte. La fedeltà non è schiava, si sente libera in ogni momento, dice un sì sempre nuovo. Come incarnare questo sì? Non preoccupandoci di ciò che dovremmo essere o fare, ma di ciò che dobbiamo essere e fare; rinunciare a quello che non è praticabile per concentrare le nostre energie su ciò che lo è, invece di sprecarne una buona parte tra scrupoli vari e sogni che ciascuno ha nel cassetto. Non dobbiamo aver paura degli altri, del mondo, della vita, ma di noi! Non dobbiamo temere ciò che solitamente ci fa paura, debolezza, colpe, le nostre cadute; ciò che bisogna temere e quello che Gesù rimprovererà agli apostoli dopo la Resurrezione: "Avete il cuore duro...". Perché? Perché non hanno creduto che Lui fosse risorto, non lo credevano probabilmente perché quello era per loro "troppo bello". Chiediamo allora il coraggio e la forza di impegnarci: a non intestardirci troppo e ad attendere e accogliere il Signore.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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