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Il voto referendario, oltre ad affermare che gli italiani preferiscono conservare la Costituzione così com'è, porta con sé la consapevolezza di un Paese diviso. La campagna referendaria ha registrato toni eccessivi e persino inaccettabili. Ma noi ci rifiutiamo di dividerci in Guelfi e Ghibellini. Lasciamo ad altri esercitarsi in questa pratica distruttiva.
Difficile non evocare in queste ore un grande leader del passato, Aldo Moro, che della lettura della complessità del Paese era un maestro. Chi saprà leggere meglio la complessità del Paese, chi saprà rispondere al disagio sociale e alla protesta, chi saprà resistere alle tentazioni della chiusura, ... forse avrà il diritto di governare. Diversamente, dovremo tutti abituarci ad altri e diversi paradigmi, a partire da quello di buttare tutto alle ortiche, anche quello che faticosamente è stato fatto!
Forse le prove più serie per il Paese sono tutte davanti a noi, a prescindere dall'esito del referendum. Dovrebbe risuonarci quell'affermazione di Gesù: "Voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo..." (Mt 5,13-16). Questo messaggio chiaro ed inequivocabile, pronunciato da Gesù all'inizio del Discorso della montagna, nel nostro vivere comune lo pensiamo rivolto ad altri, dimenticandoci che, magari, questo non sia invece da considerarsi come una parola rivolta a me, a te, caro lettore. Si parla di discepoli, e quasi increduli cerchiamo i discepoli attorno a noi dimenticandoci di esser noi stessi discepoli. Questo incipit presenta la vocazione cristiana in chiave di funzione pubblica, di servizio reso a tutti, alla nostra missionarietà!
Evidentemente, non si è né sale né luce con le parole, le dichiarazioni, i documenti, i lamenti, le stupidate che giornalmente qualcuno urla in tv e nemmeno con le sole buone intenzioni, ma con le opere, con le scelte concrete!
Se accettiamo l'idea che il missionario sia innanzitutto relazione ci attende tanto lavoro! Nella maggior parte delle organizzazioni la fiducia sembra essere una merce rara ai giorni nostri, ma pur sempre necessaria!
A proposito della luce citata da Gesù, mi pare opportuno sottolineare due grossi equivoci, che nolenti o dolenti inficiano lo stile che dovrebbe essere proprio di ciascun cristiano.
Prima di tutto: il cristiano non può adattarsi a fornire una luce decorativa, a chicchessia. Non può fornire alibi a idee e progetti pensati, cresciuti e realizzati che con lo stile cristiano non ci azzeccano.
In secondo luogo: riesce ad illuminare gli altri soltanto chi non ha la pretesa di brillare in proprio, assumere atteggiamenti da protagonista, stare continuamente sotto i riflettori della ribalta, intrepretare la parte dell'eroe, recitare continuamente la litania dell'"IO".
La luce può esser offerta agli altri solo nella modestia, nella delicatezza, ma soprattutto con la pazienza. Occorre ridare il posto d'onore a questa virtù che oggi subisce un processo di svalutazione progressiva. Certo, non bisogna confondere la pazienza con la rassegnazione, né tantomeno con la mancanza di coraggio. La pazienza non è la virtù che interviene a firmare rese incondizionate. La pazienza non esce mai sconfitta, ha il vizio di non riconoscersi mai battuta. E' sempre vittoriosa rispetto a tutte le imprese, anche quelle che sembrano impossibili.
Pazienza che deve coniugarsi con reciprocità. Bisogna esser pronti ad "andare", ma anche essere disponibili a "ricevere". Occorre donare, ma pure essere capaci di accogliere ciò che l'altro ti offre. Non è solo questione di ammaestrare, ma anche di avere l'umiltà di imparare dagli altri, perché, si voglia o no, tutti hanno qualcosa da insegnarci, lezioni preziose da impartirci.
L'atteggiamento più autentico dovrebbe essere espresso in una frase da sussurrarsi tra sé e sé: "tu forse, hai bisogno di me; ma anch'io ho bisogno di te".

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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