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Se qualcuno, visti i tempi che corrono, ha la fortuna di essere assunto a tempo indeterminato in un'azienda seria, all'avanguardia, magari in un'istituzione di un certo livello, la prima fase del suo lavoro è quella dedicata alla "formazione", anche se è già laureato, e dirà che tutto quello che ha studiato non serve per questo o per quell'altro lavoro o mansione e dovrà studiare di nuovo. Si voglia o no, noi uomini nasciamo "ignoranti in tutto", qualche filosofo ha detto che gli umani nascono come tabula rasa, come una lavagna su cui non c'è scritto niente, perfettamente pulita. Ed è così anche nella fede, nel credere: non conosciamo, ignoriamo. Una delle cose più terribili e nello stesso tempo assurde è ritenerci sapienti nelle cose di Dio. Vale il monito rivolto da Paolo alla sua comunità di Corinto: "Camminiamo nella fede e non nella visione" (2 Cor 5,7). Chi di noi cammina di notte, o meglio chi di noi è consapevole di camminare nella notte? Camminare nella notte intesa come fatica nel credere, nello sperare, vivere convinti di non essere capaci di ricevere e conseguentemente di donare l'amore. Camminare sentendo il gelo e il vuoto in ciò che si fa, avere l'impressione che tutto sia inutile. Buio. Notte. Non esiste un solo modello di santità, non dobbiamo diventare tutti uguali, come appunto dei santini stampati in serie. L'apostolo Paolo, tipo tosto, sa cosa vuol dire camminare nel buio. Era nemico di Cristo, lo dice lui: nemico di Cristo e della sua croce. Camminare nella fede significa anche scarpinare al buio, inciampare, non capire niente, sentire mancare la terra sotto i piedi. Camminare nella fede vuol dire anche fare esperienza del silenzio, della lontananza di Dio, del suo silenzio prolungato, del quasi suo "esilio" dalle nostre vite!Camminare nella fede: vuol dire anche non lasciarsi impressionare da quei credenti, e ci sono sempre, che vorrebbero dare a vedere che loro... vedono! Che tutto è chiaro, evidente, semplice! E che magari, come spesso succede, loro e non noi, sono in contatto diretto con Dio, con la Madonna o con qualche Santo, e sono autorizzati da Lui ad interpretare la Sua volontà. Chi si trova nella notte sappia come afferma Paolo nel prosieguo e nel versetto 9 della già citata lettera ai Corinti di "essere a Lui gradito" anche se si procede a tentoni, ci si interroga, nel dubbio oppure ostinandosi a cercare nonostante tutto, sfiorando il nulla. Quanti hanno la verità e le risposte in tasca sappiano che "camminare nella fede e non nella visione", si traduce anche in uno stile di pudore, di discrezione e di modestia. Ostentare sicurezza, arroganza, gridare a tutti gli angoli che loro "hanno trovato", sbandierare certezze o rivelazioni strampalate, può ostacolare la ricerca altrui invece di favorirla e arreca il danno dello scandalo dei "piccoli". Dovrebbero piuttosto sospettare che "essere graditi a Dio" non coincide con l'essere graditi a se stessi o a quelli del proprio clan, del proprio gruppo. E che comunque una maniera sicura per non essere troppo sgraditi a Lui consiste nel comprendere e rispettare chi attraversa il paesaggio del dubbio, dell'incertezza, del vuoto e della desolazione. Essendo tutti uomini in cammino, a nessuno è consentito far creder di essere "già arrivato". Le chiese, le nostre chiese sono, o dovrebbero essere, gli edifici del "senso". Tutte le abitazioni mirano a essere calde, comode e funzionali. Non è detto che le chiese rispondano a questi stessi criteri di costruzione. In esse dovrebbe prevalere la comunicazione, il desiderio di comprendere e di spiegare a chi vi entra che c'è un perché nel cammino che tutti quanti compiamo sulla nostra terra. In quella costruzione ci portiamo o si dovrebbero portare i nostri morti, ma anche la gente che nasce, che si innamora e poi si sposa. Lacrime e chicchi di riso. Qualche volta nella vita si ha come l'impressione di esser seguiti da qualcuno. Ti volti, e scopri che invece non è così, che non c'è nessuno, e che era solo un'illusione. O forse no. Perché c'è sempre qualche parola che ci insegue e ci raggiunge... Nonostante la notte.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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