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Generalmente si intende la generosità come il distacco dai beni a favore degli altri; non manca mai, infatti, chi bussa alla porta per chiederci qualcosa. Ma è anche vero che non manca mai chi bussa alla nostra porta, quella del cuore, per mendicare, per chiedere un po' d'amore. Forse chiederà del pane, o sostegno, un gesto di amicizia, un sorriso, una carezza, ma in definitiva ogni uomo è chiamato a donare una razione quotidiana di generosità. E, spesso, la nostra risposta dipende dalla situazione, dall'umore del momento. Ma non dovrebbe essere così! L'anima generosa è sempre disposta a dar quel che può e, di frequente, un po' di più: sul suo cuore non c'è mai lucchetto. Persino la fede può diventare un'opportunità di generosità sotterrata, e quindi sprecata. Ciò accade quando la consideriamo un fatto privato. Quando cioè ci limitiamo nella migliore delle ipotesi, a custodirla, preservarla, non perderla, magari anche difenderla. Dovremmo chiederci quando sbagliamo o quando ci si sbaglia sul conto di Dio. Gli errori dipendono da una falsa immagine di Dio. Tipica è la confessione del servo destinatario di un unico talento nella parabola di Matteo: "so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso". Da quest'immagine di un padrone fiscale, disumano, nasce un comportamento all'insegna della paura. E allora si fa strada la mentalità del "rendiconto", una mentalità che ha quale unica preoccupazione quella di essere in regola. Dio non ci chiama a "conservare", difendere, tutelare; ci vuole invece creativi, pieni di iniziative, non pigri, in poche parole, non passivi, limitandosi a conservare e a conservarsi, ad essere dei buoni a nulla. L'amore ha il diritto di ritenersi deluso, la fiducia tradita, non soltanto quando i comportamenti risultano "regolamentari", ma allorché non approfittiamo delle possibilità che ci vengono off erte, non sfruttiamo le potenzialità di cui siamo equipaggiati, ci atteggiamo, direbbe Anthony De Mello, come aquile che si comportano da galline. La vita viene sprecata allorché non vi facciamo succedere niente. La fede diventa inutile o meglio "non utilizzata" quando non provoca qualcosa di diverso, di insolito. L'amore viene sepolto e muore nel momento in cui non produce più nessuna sorpresa. Deve essere chiaro che la generosità non si può improvvisare. Al distacco effettivo materiale bisogna premettere quello del distacco affettivo. Solo un cuore distaccato da se stesso, dalle sue cose, è disposto a lasciarsi prendere. E non bisogna dimenticare che è Gesù la fonte inesauribile di ogni generosità; perché egli è amore, e l'amore insegna la Chiesa, la Teologia, per sua natura si diffonde, la sua essenza è dare e darsi. Più che un "di più" di beni materiali, la generosità presuppone un "di più" di amore. Non consiste nel dare un po' di quel che avanza, ma condividere anche quello di cui si ha bisogno. Dobbiamo ammettere che in questi tempi, c'è sempre più gente che non crede alla generosità. Pensa che il mondo non si realizzerà facendo la carità, ma con trasformazioni profonde, strutturali, pensate o ragionate a tavolino. E forse ha ragione: occorrono certamente cambiamenti di fondo affinché vi siano meno fame e povertà materiali; ma è anche certo che, come testimoniava madre Teresa di Calcutta, per ogni goccia di dolcezza che uno dà, c'è una goccia di amarezza in meno nel mondo.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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