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Conoscere una persona, sapere di lei, non significa dover raccontare la sua cartella clinica, elencare i suoi hobby, conoscere le tappe della sua esistenza, è senz'altro qualcosa di più. Uno dei peggiori modi di relazionarsi è quello di essere incapsulati dal pregiudizio. Senza conoscere, senza fare esperienza di frequentazione, si presume di catalogare le persone secondo schemi personali e, quindi, riduttivi. La conoscenza personale, l'interscambio, la fiducia, ci consegnano sempre delle persone diverse da quelle che avevamo giudicato. Si ha modo di conoscere mondi sconosciuti e ci sorprende la realtà che appare diversa dalla nostra immaginazione. Sì, molte volte, anzi quasi sempre, la realtà mette a nudo, scopre le bugie, gli inganni della nostra fantasia. Gli antichi dicevano che per conoscere a fondo una persona bisogna mangiare insieme una "ruva", antica misura che equivale a 75 chili di sale. Ciò che serve per comprendere l'altro, chiunque egli sia, è condividere in spirito di lealtà. La Chiesa in uscita, auspicata da Papa Francesco, ci consegna proprio questo: lealtà nell'andare, lealtà nel camminare, nel muoversi, nell'uscire e nell'incontro. Lealtà, coniugata a questi verbi e azioni, da cercare nella nostra quotidianità: nelle scelte e nelle "strategie" pastorali. Non una lealtà "culturale", ma esperienziale. Fare parlare il cuore, le emozioni, e non solo le nozioni. E' nella natura dell'uomo primeggiare, voler essere superiore agli altri. Il prestigio strega tutti e attira molti. Il cristianesimo è un cammino da gambero per poter avanzare. Più ci si umilia più ci si esalta, più ci si abbassa più si sale in alto, più si dona più si riceve. Una logica particolare e uno stile unico: togliere per avere, dare per ricevere, servire per essere felici. Dio, a differenza dell'uomo, non si lascia ingannare dalle apparenze, Lui saggia il cuore, guarda all'essenziale e non all'apparenza, alla qualità e non alla quantità. Nel comandamento nuovo che Gesù consegna ai suoi ci chiama ad "amarci gli uni gli altri": amare di più non solo chi merita, ma tutti. Ogni gesto leale porta con sé la certezza che nell'altro non c'è un "oggetto" ma un maestro, un Signore che ci spinge a lasciarci "abitare" dalle sue ricchezze. Per moltiplicare occorre condividere. E' la sorprendente matematica di Dio che ce lo insegna. In genere si crede che l'unico modo per avere è accumulare, conservare, ottenere e, magari, estorcere. Grande falso ingannevole. Condividere in lealtà significa dichiarare che tu vali quanto me, che ciò che è buono, necessario per me, lo è anche per te. Quando a vincere è la generosità, nessuna mano rimane vuota, nessun cuore è vuoto e nessuna "solitudine" è zitella. Ma lealtà significa anche assumere consapevolmente e personalmente un atteggiamento che dica la qualità di ogni scelta. Seppur feriti e magari pieni di amarezza, lo sguardo deve volgere all'oltre, verso Dio, per trovare la serenità rubata. Guardare verso di Lui per poter crescere. Si pianta oggi per raccogliere domani. I tempi "nuovi", per ciascuno di noi, nascono dalla consapevolezza e dalla lealtà di una Presenza che ci sostiene, che nell'apparente assenza riempie il cuore di ciascuno.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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