Slide background

La strada tracciata per la Chiesa e per ogni cristiano dal magistero di Papa Francesco è una strada che conduce alla Casa nel solco della tradizione e che passerà anche da Carpi. Tutte le strade hanno due lati. E c'è "un altro lato" a disposizione di ciascuno, quando non ci si vuole bruciare gli occhi dinnanzi a una realtà magari scomoda e tenere la coscienza tranquilla. Per ciascuno di noi che avremo modo di incontrare, di ascoltare Papa Francesco, però, il problema sta nel sapere "se l'altro lato" della strada è quello giusto e se la strada imboccata conduce alla Casa nella maniera più opportuna, vera. Proviamo ad immaginare come ciascun lettore presenterebbe quella Casa ad un ospite prezioso. Sicuramente il modello, potrebbe essere dato da certe case antiche, aristocratiche, quelle per intenderci di una volta. Dentro, tutta roba di primo ordine: mobilio artistico, vasellame di classe, quadri d'autore, museo, archivio, un luogo dove si conservano gelosamente le glorie del passato. Una Casa in cui in certe stanze è vietato rigorosamente l'ingresso. Finestre chiuse, imposte chiuse, perché il sole potrebbe rovinare i delicati e preziosi tendaggi. Aria pesante, che sa di antichità, nella quale non si respira e pare magari di soffocare. Guai ad alzare la voce, guai a toccare qualcosa di prezioso. Pare di vedere cartellini da tutte le parti: non toccare, non entrare, proibito fare questo, e ancora quest'altro, attenti alle scarpe sporche... insomma una casa di "privilegiati", dove tutto è in ordine, tutto è già predisposto, soprattutto nessuna novità. Si è sempre fatto così... Dinnanzi ad un ospite importante come Papa Francesco, non abbiamo un po' tutti la tentazione di ridurla o di presentarla così la Casa del Padre? Invece, quella Casa dovrebbe essere una Casa dalle finestre e porte spalancate. Senza visi arcigni a custodirla. Una Casa in cui tutti dovrebbero trovarsi a loro agio, giovani e anziani, e nessuno sentirsi impacciato. Una Casa in cui è possibile appendere quadri nuovi, attuali. In cui si ha il coraggio di mettere in soffitta le cose superflue che non servono di più e che tolgono spazio a cose importanti. Quella Casa non dovremmo immaginarla come il capolavoro di architetti raffi nati e blasonati e costruita secondo i calcoli di ingegneri tutto di un pezzo. Quella Casa deve essere il capolavoro dei figli che la abitano. Una Casa normale, di famiglia, dove magari c'è sempre un po' di disordine, ma una casa ospitale che ha l'odore della vita. In questa Casa il centro non è la sala dei ricevimenti, ma il cuore del Padre, e i mattoni, le pietre vive, siamo noi, nessuno escluso. Una Casa che non è censita in qualsivoglia stradario ufficiale e dove "l'altro lato", con molta probabilità, non è rappresentato dalla parte comoda. Certamente avremo anche questa volta valide ragioni per sottrarci agli "impegni d'amore" che ci verranno indicati dal Santo Padre: si fa fatica ad essere "diversi", si è fatto sempre così, io devo badare agli affari miei, a questo devono pensare gli altri. Ma mille ragioni, davanti a Dio equivalgono ad avere torto, sempre! Nel Vangelo della Trasfigurazione, Pietro, dopo aver visto e vissuto quell'esperienza unica, rivolgendosi a Gesù esplode di gioia dicendo: "E' bello stare qui". Che grazia sarebbe se ciascuno di noi, praticante o no, trovasse nella Casa il luogo per poter dire: "E' bene, è bello stare qui". Ce lo auguriamo vicendevolmente e certamente Papa Francesco ci darà qualche consiglio in merito per riuscirci!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

all rights reserved

powered by duemmeweb