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Si è celebrata domenica scorsa la Festa della Divina Misericordia. Questa festa, ancora poco conosciuta ma rispettata qui da noi, ci riporta ad un concetto e al segno che contraddistingue Papa Francesco. Ci sono ancora tanti Paesi in cui esiste il diritto e il dovere di lapidare chi commette certi errori. Altre nazioni, come la nostra, hanno le cosiddette "mani pulite", non hanno pietre tra le mani, ma in qualsiasi occasione non mancano di "tirare le pietre". E' il giudizio nascosto della mente. E' un continuo giudicare che mette "sotto inchiesta" qualunque persona. E' un giudizio della lingua che sparge ovunque veleno e falsità sulle persone. Il mondo è un gran tribunale dove, senza difensori, le condanne sono continue. La misericordia che di continuo ci viene ricordata è una misericordia che è consegnata all'uomo di oggi, che insiste, addirittura educa a cercare con telecamere, telefonini, gli scandali nascosti mettendoli in piazza per il solo gusto di parlare, di "esserci". Ma come si fa ancora a sopportare che non esistano leggi con le quali difendersi e che troppe persone subiscano la gogna senza alcuna misericordia e rispetto? La misericordia è consegnata ad ogni famiglia. E' proprio qui che quotidianamente, notte e giorno, ci sono l'amore e l'errore, il giudizio e la condanna o il perdono nell'abbraccio misericordioso. Tutto, in modo esigente, può essere risolto in famiglia se non c'è giudizio, ma misericordia del sangue e fino al sangue. Ma questa misericordia è consegnata pure alla Chiesa. Qui nelle nostre comunità cristiane. La misericordia, umana e divina, dovrebbe risplendere: nel cuore e nella vita dei vescovi, dei sacerdoti e di ogni credente. E' vero che ci riempiamo la bocca di questa parola. Ci piace ma... "siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro che è nei cieli" è una frase che viene quasi dimenticata... E' meraviglioso questo programma di vita ecclesiale che va dal confessionale alle carceri, dai nostri centri di ascolto Caritas agli ultimi per strada, dal perdono tra gruppi della stessa parrocchia all'amicizia sincera tra preti e vescovi, ma pare assente in molte occasioni. E' assente nelle nostre chiese locali dove si dovrebbe vivere più a contatto questo amore che è proprio la misericordia: dove è più facile vedere e vivere non un amore "con i miei", che hanno una faccia e un volto magari che infastidisce, ma preferendo "chi è lontano", ad una distanza tale che mi permette facili vie di fuga. La misericordia esige di essere sempre liberi da pietre in mano e pietre nella mente, di avere occhi sempre aperti. Esige attenzione. Questa allora è la sfida: ripercorrere la nostra storia tenendo gli occhi aperti e allontanare la tentazione di dire "so già come andrà a finire". Per essere misericordiosi non c'è bisogno della fede, basta essere solo umani. Non si è misericordiosi perché si ha la stessa fede, ma si è misericordiosi perché si ha la stessa umanità: quella di Cristo Risorto, volto misericordioso del Padre.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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