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Questi sono i mesi in cui, nelle nostre chiese, si celebrano la maggior parte dei matrimoni. Le nostre chiese diventano luogo e crocevia della nascita di nuove famiglie, dell'amore.
Alla fine del capitolo 13 della sua prima lettera ai Corinzi, l'apostolo Paolo dice che l'amore, a differenza dei carismi, è una cosa permanente, che dura, che rimane, una cosa necessaria a tutti, il dono più bello e più grande: "tre cose rimangono - dice - la fede, la speranza e la carità". Ma, conclude Paolo, la più grande è la carità, l'amore generoso. Questa affermazione risulta fondamentale nella vita e nell'agire cristiano: il valore più grande è l'amore generoso, gratuito, che ci viene comunicato da Dio e che noi riceviamo con immensa gratitudine, perché è la cosa di più grande valore.
Questo è ciò che dice l'Apostolo, ma da quello che si sente dire e che possiamo constatare quotidianamente, il fraintendimento più evidente contro l'amore è rappresentato dall'inconsistenza. Un certo amore, pur tanto declamato, risulta posticcio, esile, fragile, logoro, sempre sul punto di sfasciarsi, perché non sufficientemente collaudato, reso "resistente" dalla sofferenza, non rafforzato e cementato dal sacrificio, non garantito dalla dimenticanza di sé.
E' inutile negarlo: oggi parecchie concessioni all'amore sono all'insegna della leggerezza, della superficialità, della spensieratezza, ahimè, dell'irresponsabilità.
Ma l'amore non è entusiasmo epidermico o passeggero, è qualcosa di serio, di estremamente esigente. Purtroppo molti ritengono abusivamente di trovare e magari di conservare l'amore sulla linea della fatuità, seguendo gli istinti, abbandonandosi e lasciandosi trasportare dolcemente dal vento favorevole, scansando gli ostacoli, evitando le scelte dolorose, esigenti, proprie della scelta sponsale. Non dimentichiamoci che la sofferenza, lungi dal costituire una minaccia per l'amore, lo rende solido, la cosiddetta "croce", rappresentata dall'impegno e dalla coerenza, gli assicura profondità e fecondità. Bisognerebbe prendere atto - e conseguentemente agire -, che l'amore deve essere disposto a dare tutto, ma rivendica il diritto di pretendere tutto. L'amore implica una lotta incessante con se stessi e ha sempre bisogno di purificazione. E' necessaria la rinuncia perché l'amore non si corrompa e degradi in ricerca di sé.
L'amore, certo, è all'insegna della gratuità, eppure comporta un prezzo da pagare e nessuno può pretendere di venir preservato oppure di ottenere sconti, quelli si ricevono solo nella logica dello scambio commerciale. Si voglia o no, l'amore cresce... In perdita! Si sviluppa attraverso una serie interminabile di perdite. L'amore non va da sé, non va avanti per inerzia e per spinta iniziale, è cammino "aspro", contrastato, come quello paradossale che conduce al calvario. L'amore si irrobustisce solo quando qualcosa fa resistenza!
E allora che fare? Dobbiamo recuperare l'amore "serio". Certo, non ci dovrebbe essere bisogno di appiccicargli addosso questo aggettivo, perché l'amore o è una cosa seria o non è amore. Ma, siccome ci viene spesso spacciato come amore un prodotto adulterato che viene fabbricato nei laboratori della facilità e del gusto, per scoprire e poter apprezzare quello genuino, si rende necessario riconoscere quello vero facendo riferimento ad un marchio inconfondibile, che non può essere contraffatto: la serietà.
Un aspetto questo appunto, che non va confuso, tuttavia, con la seriosità, che ne rappresenta la maschera inaccettabile e perfino disgustosa. Meditiamo gente meditiamo.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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