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L'uomo di ogni tempo nasce naturalmente religioso. Crede in Dio. Ma istintivamente l'uomo ha di Dio timore e soggezione. Ma quando un cammino spirituale è autentico l'impressione è quella di essere bambini indifesi in un mondo di lupi, ma è altrettanto forte l'esperienza di essere resi capaci di parlare della Forza di Dio. Ed è proprio su questa forza rappresentata dai miracoli e sulla presenza del demonio che vorrei soffermarmi. E' utile ritornare a guardare la Parola per tentare di capirci qualcosa, e porci magari qualche domanda. Cos'ha prodotto l'eclissi di Dio in tanti cuori, in tante vite? Sicuramente il disprezzo... Oggi dilaga la presunzione di sentirsi giusti e diventa, quindi, feroce il disprezzo di tutti contro tutti. Ma senza l'oggettività di Dio non ci sono giusti e ingiusti, ma solo "empi", quelli che vivono dicendo: "Dio non esiste! Dio non vede! Dio non se ne cura!". Tiro, Sidone e Sodoma, città che sono ripetutamente additate come luoghi di immoralità, di perversione e proverbiali per la loro idolatria, per Gesù hanno commesso una colpa meno grave rispetto alle città ebraiche di Corazin, Betsaida, la stessa Cafarnao, beneficiate di tanti suoi miracoli. Da questi brevi esempi si può capire il ruolo e l'importanza che Gesù attribuiva ai miracoli. Per Gesù i miracoli da lui compiuti sono strumenti evidentemente necessari e potenti a stimolare un ripensamento, una reale "conversione". I miracoli non sono premi usati per sottolineare la bontà di una determinata condotta, un invito a continuare sulla propria strada. Le opere potenti di Dio non sono lì per sottolineare la santità o condurre a pensieri di orgoglio. Al contrario i miracoli, i segni di Dio, sono dati per condurre al "cuore", alla constatazione della propria distanza dall'Amore di Dio. Gesù avrebbe voluto che queste città amiche così beneficiate giungessero a una penitenza pubblica. Ma anche per quanto riguarda il demonio, Gesù appare ancora più esplicito. Gesù non solo dà per scontata l'esistenza dei demoni, ma ne delinea addirittura una gerarchia interna nella quale c'è un capo, Satana, il demonio, Beelzebul a cui tutti sono sottomessi. Questa, se vogliamo essere leali, è la prima difficoltà anche nella Chiesa, perché oggi non è da persone educate o intelligenti parlare di demonio e di demoni. Tra persone "mature" ed "equilibrate" demonio e demoni rappresenterebbero l'aggettivo medioevale, oscurantista. Si deve obbligatoriamente parlare sempre e solo di psicosi, di proiezioni a seguito di traumi infantili, di questioni psicologiche irrisolte, ma di demonio... non scherziamo! Invece Gesù lo descrive come ostinato e ripetitivo nei suoi assalti. L'unico motivo per cui non temere Satana è che Cristo è molto più forte di lui e il demonio non può resistere alla Sua signoria. Una delle manifestazioni potenti del Regno di Dio è proprio questa signoria assoluta di Cristo sul demonio. Lo scrittore C.S.Lewis nell'introduzione a "Lettere di Berlicche" scriveva: "Vi sono due errori uguali e opposti nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei diavoli. Uno è di non credere alla loro esistenza. L'altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I diavoli sono contenti d'ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago".

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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