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Certamente i mesi di marzo, aprile e maggio sono stati per me, e non solo per me, una straordinaria occasione di incontri: la riapertura della nostra Chiesa Cattedrale e la visita pastorale di Papa Francesco in primis, ma anche, e soprattutto, le celebrazioni delle Messe di Prima Comunione e delle Cresime. Sono occasioni in cui la fede si intreccia con la gioia, lo stupore, la libertà, la rinascita. Occasioni in cui sento ancora più vere queste parole pronunciate dall'allora cardinale Ratzinger: "Quante vie conducono a Dio? Tante. Quante sono gli uomini". O ancora le parole di Chesterton: "La Chiesa è una casa dai cento portoni e non ci sono due persone che entrano esattamente dallo stesso angolo". Al di là delle innumerevoli pagine dei ricordi, scritte anche su questo giornale, dei servizi giornalistici, sono queste le occasioni in cui la provvidenza di Dio è riuscita a farsi strada sul pessimismo, sull'incapacità spesso strillata ai quattro venti di essere e di sentirsi parte di una comunità. Ma la celebrazione dei sacramenti dell'iniziazione cristiana è occasione in cui ritrovo e spero di far cogliere tutta la bellezza e la "potenza" di un rito, di gesti che si ripetono ma che non sono mai uguali. Come sanno intuire splendidamente i bambini e i ragazzi, che non temono la ripetizione, anzi la cercano, la esigono, la desiderano, la sentono come esperienza essenziale. Sono occasioni in cui ritrovo e spero di far cogliere tutta la bellezza e la carica di significato dei simboli. Il simbolo indica la parte visibile di una realtà più complessa e, in qualche modo, inafferrabile, invisibile: rimanda, velando e svelando al tempo stesso, a una realtà nascosta. Il simbolo nasconde un oltre, rimanda ad altro... Sono occasioni in cui ritrovo e spero di far cogliere tutta la bellezza e la capacità trasformante di un Sacramento. I Sacramenti sono i miracoli di Gesù oggi, sono segni che rimandano ma che insieme comunicano, contengono e donano la vita di Dio, la forza di Dio, il perdono di Dio, la tenerezza di Dio, la fedeltà di Dio, la capacità di amare da Dio. Sono occasioni in cui ritrovo e spero di far cogliere tutta la bellezza della Chiesa come una comunità che innanzitutto riceve, alunna del Vangelo, e che è sempre in cammino, pur tra pesanti cadute, con gli uomini del suo tempo. Sono occasioni straordinarie di incontri, di relazioni, di sguardi, di sorrisi, di lacrime, di stupore, di gioia, di ritorni, di desideri, di promesse. Per me e per tutti. In questo vedo, faccio esperienza dello Spirito Santo, dei suoi doni. Ai ragazzi che ho incontrato in occasione della preparazione della Santa Cresima, ho detto che per parlare dello Spirito Santo, la Bibbia usa il simbolo del fuoco e quello del vento. Il fuoco è un simbolo molto intenso: ci parla di qualcosa di intoccabile, di trascendente, ma insieme di vicino; il fuoco ci riscalda e ci dà luce. Il fuoco ci parla di un amore forte, vibrante, generoso che arde nel cuore di chi ama, di chi incontra Dio. Il vento ha a che fare con la libertà, coi sogni, con la speranza: niente è più libero del vento e ha più fantasia del vento. Il vento annulla i confini, elimina le distanze: in un giorno di vento sembra di abitare ai piedi del Resegone... Lo Spirito Santo non si è mai perso d'animo rispetto al nostro tempo; al contrario sorride, danza, penetra, investe, avvolge, arriva anche là dove mai avremmo immaginato. Ma tantissimo dipende da noi, dalla qualità della nostra fede, perché la fede è la risposta, la scelta di una persona libera... Marzo, aprile, maggio, mesi indimenticabili! Grazie!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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