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Certi dolci alla crema, lasciati qualche ora all'aria, offrono generosamente ospitalità "sgradita" a miliardi di minuscoli personaggi che la scienza chiama batteri. Una qualsiasi parte, anche piccola, di quel dolce, osservata al microscopio, presenta uno spettacolo non precisamente definibile esaltante: un gran formicolare di bestioline che scorrazzano indisturbate. E pensare che a occhio nudo questi "ospiti" non si vedono. Con il microscopio, sì. E l'appetito se ne va! La diagnosi non lascia dubbi: quel dolce è infettato! Invece di costituire un alimento prezioso, desiderabile per il nostro organismo, rischia di danneggiarlo seriamente, addirittura di avvelenarlo, e per chi ne ha avuto esperienza le intossicazioni alimentari non sono qualcosa di piacevole. Lo stesso può avvenire per l'alimento-base della nostra vita cristiana che si chiama preghiera. Ci siamo chiesti: quante preghiere sono "batteriologicamente pure"? E, quante, ospitano una flora batterica rigogliosissima, che finisce per renderle infette, e quindi dannose? Per accertare questo non è neppur necessario il microscopio, bastano gli occhi e le orecchie!
Penso che, dopo quanto vi ho appena scritto, ci sia qualcuno che si stupisca. Per la confezione e la conservazione dei cibi ci preoccupiamo di rispettare tutte le norme igieniche, consapevoli dei rischi cui andremmo incontro a causa della trascuratezza di quelle regole. Contro le mosche e le zanzare, qui dalle nostre parti, conduciamo una guerra senza quartiere a base di creme, ddt. Per le medicazioni ricorriamo alla disinfezione. E per il nostro vivere cristiano, la preghiera? Non è forse il caso di ammettere che siamo un po' trasandati, eccessivamente faciloni in fatto di norme igieniche che tutelano la nostra salute da cristiani, della nostra preghiera? Sappiamo individuarne, a colpo sicuro, i nemici costantemente in agguato? Quali precauzioni
adottiamo per proteggerla dall'invasione dei "virus"? Vorrei additarvi una famiglia di bacilli che attentano grossolanamente alla "salute" del nostro vivere cristiano e della nostra preghiera e che provocano guai difficilmente rimediabili. Sono bacilli piuttosto grossi, voluminosi, visibili a occhio nudo. Si chiamano libri. Preciso: certi libri, scritti da autori cristiani, certi libri di devozione. Mi direte: come posso distinguerli dagli altri? Quali i segni che caratterizzano i prodotti genuini da quelli alterati, infetti?
Presto detto. Ci sono connotati che permettono un'individuazione "a occhio sicuro". Un tono generale dolciastro, languido, svenevole nell'auto-presentarsi come un autore attualmente scomodo, portatore di una verità scomoda, tra le tante verità che la Chiesa pronuncia. Solitamente in questi libri, sin dalle prime pagine, troviamo una quantità di punti interrogativi ed esclamativi, messi lì a fare da puntelli al vuoto, alle supposizioni, ad intrighi inesistenti. Frasi in cui i "se", "ma" e "però" si sprecano. E poi, un nugolo di puntini. Messi insieme, punti esclamativi e interrogativi, superano il numero delle parole. Monete false.
Soluzioni? Ci sono due procedimenti diversi da seguire. Uno per i libri, l'altro per la preghiera. Per quanto riguarda quei libri, esiste un solo rimedio infallibile: il dimenticatoio. Coraggio dunque. Circa la preghiera, essa deve passare attraverso la sterilizzazione della spontaneità. E uscirà una preghiera "batteriologicamente pura", sterilizzata, sicura, igienica, autentica. Soltanto gli anticorpi della spontaneità sono in grado di neutralizzare i bacilli che insidiano la salute della nostra preghiera.
Spontaneità, non c'è altra strada. I rapporti tra padre e figlio o sono spontanei, oppure diventano delle scenette agrodolci di cui facciamo a meno.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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