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La settimana scorsa mi ha impressionato, più di altre volte, il brano del Vangelo in cui Gesù raccomandava: "amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano". E chi sono i nostri nemici? Dal momento che devo amare i nemici, ho pure il dovere di sapere chi sono. Non posso ignorarli. Devo conoscerli, guardarli in faccia. Per poterli amare, fare loro del bene, benedirli, pregare per loro. Molta gente non ama i nemici per il semplice motivo che non si rende conto di averne. "Io non ho nemici". Parecchi individui anche qui da noi sono troppo orgogliosi per riconoscere di avere dei nemici. Magari si comportano, di fatto, come nemici di qualcuno, ma rifiutano di ammettere che il tale o quell'altro sono loro nemici. Provo a indicare alcune categorie di nemici, che ho conosciuto e che sicuramente conoscerete anche voi, cari lettori. L'avversario. Quello che mi sta di fronte, in atteggiamento ostile, di sfida. In ogni discussione, me lo ritrovo contro. Tutto ciò che faccio, tutto ciò che propongo, incontra immancabilmente la sua critica. Se io assumo una posizione, certamente lui si attesta su quella opposta. Il suo ruolo e compito specifico è quello di controbattere a tutte le mie iniziative, alle mie idee. Il furbo. Potremmo anche chiamarlo doppiogiochista. E' un individuo sleale, specialista in brutti scherzi. Carpisce una confidenza, per andare subito a venderla presso chi vi ha un interesse. Un individuo che d'acchito si dimostra affabile, benevolo, cordiale, sorridente. Poi, puntualmente, ti pugnala alle spalle. Mi dice una cosa e ne fa un'altra. Il persecutore. Colui, che, di proposito, mi fa del male. Con la calunnia, la maldicenza, l'insinuazione pesante, la gelosia più sfrenata. Chi prova piacere a umiliarmi. Chi non mi dà tregua con la sua malignità. Se queste descrizioni ci possono aiutare a comprendere "i nemici", viene spontaneo chiedersi: ma qual è l'atteggiamento che devo tenere verso costoro? Prima di tutto è necessario individuarli, riconoscerli. Lucidamente. Onestamente, ed è già questa un'ardua impresa in considerazione dell'atteggiamento mimetico da camaleonti che spesso assumiamo. Soltanto precisando esattamente il campo nemico, io potrò conoscere quello del mio amore. Infatti l'amore cristiano deve spingersi anche in territorio nemico, non può rimanere fermo al "prossimo" e non può accettare questa situazione di inimicizia come definitiva; non può lasciarla cristallizzare. Deve impegnarsi anzi, a farla evolvere, a smuoverla, a indirizzarla in un altro senso. In definitiva rifiuto di considerare questa situazione come immutabile. Perciò sono disposto a pagare di persona perché venga rovesciata e trasformata in situazione di amore e di amicizia. E se, in certi casi, vengo afferrato da un senso di scoraggiamento, di sfiducia, perché l'impresa mi sembra ardua, disperata, allora guardo e penso alla croce, e mi rendo conto che, attraverso la croce, è entrata nel mondo una possibilità infinita di riconciliazione. Anche il mio nemico è uno come me per il quale il Cristo è morto. Quindi, al di là dei nostri conflitti più o meno importanti, delle nostre opposizioni, esiste un terreno "sacro" sul quale è possibile riannodare un rapporto fraterno. E se è vero che "chi ben inizia è già a metà dell'opera", non ci resta che iniziare.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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