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Rieccoci e ben ritrovati! Ricominciamo sotto il segno della speranza in un momento in cui ci sembra più difficile e dunque più necessaria. Una speranza, la nostra, che viene da lontano e che paradossalmente parte da un'invocazione del salmista: "Chi semina nel pianto raccoglie nella gioia". Quando si piange si è tentati di non seminare più nulla, ma chi ha il coraggio di seminare nel momento del pianto, di difficoltà, di incertezza raccoglierà nella gioia. É il momento, quello che possiamo ricondurre all'immagine del pianto, di tante domande che avvertiamo anche quando non sono espresse. Molte di queste domande sono sotto il segno della paura. É il momento per tanti anche di delusioni profondamente sofferte, capaci di alimentare anche risentimenti, rancori, rabbie. Stiamo attraversando un grande paradosso: quello di una vita che si allunga e di un futuro che si accorcia, come se la speranza si fosse abbreviata. Non riusciamo a sperare troppo lontano. Questo paradosso ci interpella. Cosa possiamo dire e cosa possiamo soprattutto fare da cristiani? Potremmo recitare e decidere di rispondere attingendo a qualche definizione da manuale, ma sicuramente rimarremmo a bocca asciutta. Penso invece sia necessario ritornare ad attingere al contributo della nostra fede che, si voglia o no, alimenta questo convincimento: la speranza viene da Dio. La speranza dei cristiani è una speranza universale: non speriamo soltanto per noi stessi. Di fronte alle incertezze e alle paure siamo tentati di volgerci indietro. Ogni volta che un cristiano fa memoria della storia, fa memoria di Dio e della sua opera e da qui trae le ragioni della sua speranza. Come quando si sale in montagna e si arriva a una vetta, eppure si vede un orizzonte ancora più grande di quello che si vedeva prima, così per la nostra speranza: essa è sempre un passo avanti e non la ridurremo mai alla nostra portata. La speranza si alimenta di profezia, che è la capacità quando si giunge a un traguardo di vederne immediatamente un altro. Esercitare quotidianamente la speranza significa coltivare il gusto del nuovo. Il cristiano è colui che riconosce le "novità" di un mondo che continuamente si rinnova. L'esercizio della speranza per un cristiano consiste nell'esercizio di una passione. Quale è la nostra passione? Siamo capaci, da cristiani, di vivere, di incarnare, di trasmettere una passione? Abbiamo bisogno di una passione "speciale": una passione che si trasforma nella pazienza. Pazienza che scaturisce dalla convinzione che la verità ha un senso in se stessa, la passione ci parla del famoso e misterioso chicco di grano che viene seminato e porterà frutto. Riprendiamo le attività con l'augurio che il nostro e il vostro Notizie, nell'ottica di cambiamenti e di trasformazione che il Vescovo Francesco sta imprimendo alla nostra Chiesa, possa essere concretamente uno strumento caro e prezioso a tutti. Uno strumento per coltivare rapporti veri tra persone, che significa concretamente coltivare con passione umana e cristiana la grande dimensione della comunicazione. La comunicazione non è una formula, ma è soprattutto una "relazione" nella quale si cresce insieme.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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