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Si narra che Saul era "alto e bello; nessuno tra i fi gli di Israele, era più bello di lui; in statura superava tutto il popolo dalla spalla in su" (1 Sam. 9,2). Un giorno si smarrirono le asine di suo padre. Saul partì alla loro ricerca. Quelle asine rappresentavano un capitale che andava a perdersi. Vagabondò in lungo e in largo per cercarle. Quando ormai sfiduciato, si apprestava a tornare, gli venne suggerito di andare nella città dove c'era un uomo di Dio. Il "veggente", tenuto in grande considerazione da tutto il popolo, sarebbe stato in grado di indicare con certezza la strada per ritrovare quelle asine. Samuele accolse benevolmente il giovane, e fece questo discorsetto: "... quanto alle tue asine che si sono smarrite... non pensarci" (1 Sam. 9,20). Il profeta aveva ben altro da comunicare a Saul: doveva consacrarlo re! Forse, per capire la portata e l'importanza della Peregrinatio Mariae che inizierà nei giorni prossimi nella nostra Diocesi, della preghiera, bisogna partire da qui. Quante volte ci è successo. Stabiliamo il contatto con Dio, abbiamo la nostra brava e bella lista di richieste di grazie da fare alla Mamma celeste, una serie di grazie da implorare, e cominciamo a snocciolarle, a una a una. Se potessimo dare una sbirciatina al volto di Dio, vi scorgeremmo un'ombra di stupore, di tristezza, come se dicesse: tutto qui? Ti accorgi di così poco? Ti rivolgi a me per intercessione di Maria soltanto per queste cosucce? E le mie ricchezze dovranno rimanere inutilizzate, nella cassaforte del Cielo? Scusate questo linguaggio, che farebbe venire i capelli ritti ai tanti teologi disseminati tra le nostre mura, ma penso sia proprio così. Siamo un po' come Saul che va a disturbare un profeta del calibro di Samuele per le asine smarrite. Dio, a questo punto, ci prende da parte e ci dice: "Lascia stare le asine... Ho una proposta da farti". Ecco, ci troviamo alla svolta decisiva per comprendere il significato profondo del portare la Madonna tra le nostre comunità. Possiamo comportarci in due maniere opposte: insistere nelle nostre richieste. Pretendere che il Signore, per intercessione della Beata Vergine Maria, si occupi di quella lista che gli presentiamo, e non trascuri neppure una virgola. Insomma vogliamo ritrovare "le nostre asine", oppure, lasciarci prendere in disparte dal Signore, e sentire le sue proposte. Ossia partiamo chiedendo qualcosa di concreto e di limitato, e Dio ci fa capire che intende darci molto di più. Vuol concederci qualche cosa su un piano infinitamente superiore. Partiamo con i nostri piccoli e timidi progetti, e Dio ci fa capire, attraverso Maria, che ha un progetto di un'ampiezza immensa per i nostri riguardi. "Lascia stare le asine... Voglio farti Re!". Accogliere Maria, la Donna dell'Eccomi, nelle nostre comunità, ci riporta necessariamente a rivedere il nostro modo talvolta miope, di vedere l'azione di Dio in mezzo a noi. Quante volte ci allarmiamo sfiduciati per certi ritardi di Dio. Vorremmo imporre le nostre scadenze. Ma Dio ha altre scadenze. E certi ritardi sono un tratto caratteristico del Suo modo di insegnarci a vivere! I ritardi di Dio hanno lo scopo di farci precisare meglio il nostro desiderio, di modificarlo, perfezionarlo, e magari farcene comprendere la stoltezza: "Non sapete quello che chiedete" (Mc 10,37). Dio ci insegna, attraverso Maria, che Lui non annulla il nostro desiderio. Semplicemente lo trasforma in meglio, s'intende. Una cosa è certa. Dio attraverso Maria ci esaudisce. Sempre. Ma ci esaudisce al di là dei nostri desideri. Nella nostra preghiera a Maria, Dio va sempre oltre, va decisamente al di là di ciò che chiediamo. La Samaritana va al pozzo per attingere acqua, e porta a casa la notizia, la certezza, di aver incontrato il Messia. Zaccheo vuole soltanto dare un'occhiata a Gesù che passa, e Gesù, addirittura, entra in casa sua. Il figliol prodigo chiede di essere riammesso nella casa paterna come l'ultimo dei servitori, e il padre invece, lo ricolloca al posto di Figlio. Dio va sempre al di là! Ammesso che lo vogliamo veramente. Nell'accogliere Maria che si fa pellegrina tra le nostre case, sforziamoci di dire il nostro personale "Eccomi". Esserci per andare oltre alle nostre richieste, i nostri drammi, le nostre difficoltà, per ritrovarci accomunati dal "di più" di Dio.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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