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Qualche settimana fa, ebbi modo di scrivere un corsivo riguardante l'uso improprio per qualcuno di definirsi cristiano impegnato in politica, per poi pontificare circa il magistero e le opinioni di Papa Francesco. Si voglia o no, quando si parla di politica, viene spontaneo, chiedere di parlare di qualcosa d'altro. La tentazione di lasciare che altri si occupino del bene comune è tentazione bene presente nel cristiano. Eppure, la ricerca del bene comune, pur escludendo ogni interesse privato o di gruppo nell'attività pubblica, è opera necessaria. Il bene comune è proprio lo specifico che distingue l'attività politica dalle altre. Venire meno significa stravolgere la più nobile delle attività umane. Eppure, si voglia o no, tutti o quasi, si comportano così. Sono sotto l'occhio di tutti le divisioni, i favoritismi, all'ordine del giorno; gli interessi privati prevalgono sull'interesse o gli interessi della comunità. Perfino il nome sembra essere tradito. Perché politica deriva da polis, che significa città, comunità, cosa pubblica. Ma c'è un ma: il cristiano ha il diritto e il dovere di fare tutto il possibile e di mettere in atto tutte le sue risorse per stabilire il primato della persona. Questo non è altro che il rispetto della tanto declamata laicità della politica. Laicità vuol dire anche rispetto della natura e dei metodi di una determinata realtà. Un dovere che compete proprio al cristiano impegnato in politica. Una vita che dovrebbe rifulgere di testimonianza e di esemplarità. Il politico, come tale, è sotto lo sguardo curioso e attento di tutti: i suoi atti sono misurati con un metro rigido, tutti i suoi comportamenti sono oggetto di commento e di critica. Nel tempo della infedeltà dilagante e sfacciatamente vissuta dalle persone, al politico cristiano è richiesto un di più: una coerenza di vita. Se la politica è servizio, non può essere anche mezzo di arricchimento. Famose a tal proposito le indicazioni di don Sturzo, contenute nel Manuale del buon politico: "È primo canone dell'arte politica essere franco e fuggire l'infingimento; promettere poco e mantenere quel che si è promesso" con una doverosa precisazione: "essere veritiero non impone svelare segreti o fare affermazioni inopportune. Il silenzio è d'oro specialmente in politica: oggi si parla troppo, e quindi si usano verità, mezze verità. Verità apparenti...". Sarebbe opportuno ricordarsi che un tratto, spesso taciuto e nascosto per il cristiano impegnato in politica, rimane la preghiera, intesa nel suo senso forte e originario di dialogo con Dio. Il politico vi è chiamato alla stregua di tutti i cristiani. Si tratta di risollevarsi da un lavoro certamente impegnativo e sicuramente snervante, che non può contentarsi né di frasi già fatte, né dalla ripetitività, ma che deve sempre rinnovarsi alla luce della creatività; si tratta di tornare a respirare un'aria fresca e pulita, lontano dalle beghe e dalle incomprensioni quotidiane; si tratta di attingere forza e coraggio per un lavoro che molte volte assorbe e assilla; si tratta di rinnovare i propri pensieri a contatto con il pensiero e la parola di Dio, da cui ogni preghiera bene ordinata comincia e prende la sua direzione. C'è bisogno per questo di spazio di silenzio e di solitudine, perché Dio non parla e non si incontra nel frastuono.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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